Ciao a tutte!

Quante di voi hanno sentito parlare della polemica nata su Vogue, che vede coinvolte le editor (alias le giornaliste di moda e beauty che scrivono sulla rivista) accanite con un certo livore contro le blogger e le influencer? “Cercatevi un lavoro”, “per favore smettetela” e “state proclamando la morte dello stile”: così ha scritto Sally Singer, Creative Digital Director di Vogue America, nell’articolo di recap della settimana della moda di Milano. A lei si sono accodate le colleghe su Twitter: “è patetico”, riferito al fenomeno delle fashion blogger, “pur di essere fotografate fuori dalle sfilate rischiano un incidente” – è Sarah Mower, Chief Critic di Vogue.com, a scrivere. E ancora: Nicole Phelps, direttrice di Vogue Runway, aggiunge: “È angosciante vedere così tanti brand collaborare”; e Alessandra Codinha, News Fashion Editor di Vogue.com conclude: ”è divertente il fatto che ancora li chiamiamo ‘blogger’ quando ormai pochissimi di loro di fatto lo sono ancora”, “ridicoli”, “Cercare stile tra chi viene pagato per essere in prima fila è come andare a cercare l’amore in uno strip club”.

Insomma: ci sono andati già pesante e hanno riaperto le ferite di ormai almeno otto anni fa, quando il fenomeno blogger faceva capolino nel fashion system, tra curiosità, perplessità e competizione. La stessa Franca Sozzani aveva scritto “io non so neanche chi siano”, “sono tanti e tutti uguali”. Ma non è cambiato niente dal 2008 ad oggi? E chi esce vincitore dallo scontro, gli editor o i blogger? Siamo sicure che siano competitor? E se invece potessero imparare l’uno dall’altro, per migliorare il proprio business?

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Partiamo dall’inizio. Sul web è un po’ come se esistessero i blog e poi i fashion blog. E se i primi sono visti sempre come qualcosa di un po’ casalingo, da cui al massimo rubare una ricetta di cucina o i consigli su come aggiornare l’iPhone, i secondi, per un motivo o per l’altro, vengono percepiti come qualcosa di un po’ misterioso che fa competizione alle riviste di moda a cui erano abbonate le nostre mamme. Naturalmente anche questa visione è molto parziale e il web è talmente vasto che permette di trovare vere e proprie testate di altissimo livello, così come piccoli blog personali e home made, su praticamente qualunque argomento.

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Il post “contro” i blogger pubblicato, paradossalmente, sulla rubrica online “il blog del direttore”, di Franca Sozzani

Ma poi, ed ecco il “mistero”, perché questi fantomatici fashion blog dovrebbero fare concorrenza alle riviste? Pensateci un attimo: i fashion blog, intesi come il classico sito gestito da una influencer, si leggono? Si guardano? Si seguono? Le blogger scrivono o soprattutto si fanno fotografare con outfit da loro teoricamente scelti? Sono più delle quasi-giornaliste o delle quasi-modelle e quasi-stylist? E perché “quasi”?

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Per rispondere, bisogna per forza tornare indietro di qualche anno e scoprire come i fashion blog siano nati e come si siano evoluti nel tempo. È inevitabile che, parlando di fashion blogger, venga in mente la nostrana Chiara Ferragni. Oggi, a “guidare” l’esercito delle fashion-influencer, c’è lei. È la più famosa al mondo e attualmente quella che ha mantenuto più a lungo e più alto il livello del suo successo.

cliomakeup-chiara-ferragni-nasti-biasi-8-vogueÈ innegabile che le riviste abbiano contribuito a consacrare la fama di socialite e influencer!

Ma non è lei ad aver inventato il fashion blogging. Andando a rileggere le sue interviste di 5/6 anni fa, infatti, emerge un nome, dal quale lei stessa dice di essersi ispirata molto: Rumi Neely, alias Fashiontoast. Trattasi di una ragazza americana dalle origini giappo-tedesche-scozzesi che in tempi quasi non sospetti iniziava a farsi strada nel mondo nella moda semplicemente condividendo foto di buona qualità in cui lei posava mostrando il proprio stile.

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ClioMakeUp-fashion-blogger-editor-vogue-america-polemica-9Credits: Vogue

Eppure, studiandosi, a sua volta, la sua storia, sorge un altro nome, al quale Rumi stessa fa riferimento come una fonte di ispirazione: BryanBoy. Molte di voi probabilmente lo hanno già sentito e potremmo definirlo a tutti gli effetti “il primo fashion blogger” così come intendiamo oggi il termine.

ClioMakeUp-fashion-blogger-editor-vogue-america-polemica-bryanboyPer amor di informazione, però, pare opinione diffusa che il primo blog personale che abbia avuto come tema il proprio stile sia stato StyleDiary.com – che oggi non esiste più –, fondato da Patricia Handschiegel, attualmente imprenditrice digitale fondatrice di un famoso sito di food che si chiama Condiment.

Proprio come le sue “eredi”, nel 2004, quando il ventiquattrenne di Manila ha aperto BryanBoy.com, scriveva sul web una sorta di diario, mostrando al mondo foto che lo ritraevano con il suo “outfit del giorno”, tra feste e viaggi. Rapidamente si è trovato inserito nella fashion industry e, per fare un esempio, nel 2010 Marc Jacobs aveva già disegnato una borsa solo per lui, e le sue frequentazioni contavano personalità quali Carla Sozzani, Anna Wintour (sì, entrambe direttrici di Vogue) e Karl Lagerfeld.

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Questa era solo una necessaria premessa, ma è a pag. 2 che affronteremo il vero e proprio discorso: perché i fashion blogger hanno successo? Cosa hanno sottovalutato le riviste di moda? Qual era l’esigenza che i blog hanno soddisfatto? Ve ne parliamo nella seconda parte del post!