Kat Von D è una leggenda per il mondo del make-up – e non solo. Artista a tutto tondo, ha portato una ventata di aria fresca nell’industria cosmetica, creando una linea fatta “non solo di rossetti”, ma di idee.

Sa tradurre, in formato di eye-liner e palette, dei mondi: la sua vita a Los Angeles, la sua infanzia messicana, il suo attivismo animalista, la sua creatività e la voglia di rendere il make-up qualcosa di, innanzitutto, divertente per chi lo indossa.

Ed è a Palazzo Parigi, l’hotel milanese più frequentato da star e celebrity, che noi l’abbiamo incontrata e intervistata.

Di cosa abbiamo parlato? Innovazione, espressione di sé, plagi, edizioni limitate e consigli per realizzare i propri sogni. Si comincia!

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KAT VON D BEAUTY: LA SUA MISSION E I SUOI OBIETTIVI

TeamClio: Ciao Kat! Oggi, 8 aprile, la tua linea finalmente è disponibile negli store Sephora italiani. In realtà in Italia tutte stavano aspettando questo momento, ma se dovessi spiegarlo a qualcuno che non conosce KVD Beauty, qual è la sua mission?

Kat Von D: Penso che il più grande fraintendimento che riguarda il make-up consista nel pensare che le donne si trucchino perché sono insicure, perché sono infelici o insoddisfatte del loro aspetto. Io non penso che sia così e ho cercato di trasmettere questa mia convinzione attraverso i prodotti del mio brand.

“MI PIACCIO ANCHE SENZA UN FILO DI MAKE-UP, SEMPLICEMENTE PENSO CHE TRUCCARSI SIA DIVERTENTE: MI AIUTA A ESPRIMERE ME STESSA”

Io, per esempio, mi piaccio anche senza un filo di make-up. Semplicemente penso che sia divertente truccarsi: mi aiuta a esprimere me stessa in modo evidente.

Se vuoi chiamarlo “empowering”, va bene, ma in realtà penso che si tratti di qualcosa di più semplice: è sentirsi nostro agio con noi stesse, qualunque sia il look con cui vogliamo vederci.

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TC: Qual è stato il tuo primo approccio con il make-up? Non è stato per insicurezza?

KVD: Quando, per la prima volta mi sono avvicinata al make-up, l’ho fatto usando rossetti neri e eye-liner dai colori “pazzi”: è stato assolutamente per esprimere me stessa e non per colmare un’insoddisfazione.

TC: Sappiamo però che non finisce qui. Attraverso KVD Beauty ti batti anche per le cause in cui credi. E hai cercato di mandare un messaggio all’industria cosmetica in generale, non è vero?

KVD: Ti riferisci, immagino, al mio attivismo animalista. È assolutamente vero. Cerco proprio di mandare un messaggio positivo, soprattutto ai grandi brand di make-up.

Voglio che il successo della mia linea sia un modo per dire a tutti loro: “puoi essere uno dei brand di make-up top-ranked (considerate che il suo Lolita degli Everlasting Liquid Lipstick è il prodotto più venduto in assoluto da Sephora, in tutto il mondo, ndr) senza essere crudele”.

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E devo ammettere che è incredibile e fantastico tutto il supporto che sto ricevendo, per questa missione contro i test sugli animali. Ho capito che le persone sono entusiaste dell’idea di avere a disposizione un brand dalle alte performace, che sia anche cruelty-free.

“puoi essere uno dei brand di make-up top-ranked senza essere crudele”

TC: A proposito di performace, quali sono gli obiettivi di Kat Von D Beauty?

KVD: Sono tre le cose che voglio garantire a chi acquista KVD Beauty: l’alta pigmentazione, la lunghissima tenuta del make-up, e la scrivenza assoluta.

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Ovviamente, a questo si aggiunge una sterminata scelta di colorazioni, e le formule, sempre eccezionali e innovative. Ne vado davvero molto fiera.

ARTE E MAKE-UP: TRA DISEGNI, TATUAGGI E CONTOURING 

TC: Kat, tu sei un’artista su tanti livelli: sei un’illustratrice, una tatuatrice, una cantante… e poi sei diventata anche una produttrice di make-up, con il tuo brand. Qual è, secondo te, il link tra tutte le tue attività? Se ce n’è uno, ovviamente.

KVD: È l’arte stessa il link principale. Se consideri tutte le cose che sei in grado di fare, probabilmente ti accorgerai che stai solo utilizzando media differenti, per un’unico scopo.

Tatuare, disegnare, fare musica, tutta questa roba… Sono tutte forme di espressione di sé, semplicemente svolte con strumenti diversi. È bellissimo ed entusiasmante poter prendere parte a tutte queste forme d’arte, e non doverne scegliere solo una.

“I MIGLIORI MAKE-UP ARTIST SONO, PER PRIMA COSA, GRANDI ARTISTI”

D’altronde, i migliori Make-Up Artist sono, per prima cosa, grandi artisti. Sono in grado di comprendere la struttura facciale, gestiscono i chiaroscuro e sanno creare tutti quegli effetti incredibili…

ClioMakeUp-Kat-Von-D-intervista-esclusiva-italia-sephora-incontro-muaNon sono mai sorpresa quando vedo che grandi disegnatori sono anche grandi MUA e viceversa. I due mondi, quello dell’arte e del disegno, e quello del make-up, sono assolutamente connessi.

TC: Abbiamo seguito la tua campagna contro il plagio nell’industria cosmetica. È un argomento scottante e attuale, proprio come quello del copyright nella musica, nel cinema e nell’arte in generale. Tu credi che i prodotti di make-up sarebbero da considerare opere d’arte – e come tali andrebbero protetti?

KVD: Naturalmente. Credo che ogni forma di proprietà intellettuale, ogni idea creativa, andrebbe protetta.

Ho postato su YouTube un video sulla differenza tra i dupe e i plagi. Volevo spiegare che non è un problema se la gente vuole poter fare una certa cosa (come potrebbe essere l’eye-contouring, ndr) usando un prodotto che costa meno.

Va benissimo avere a disposizione un prodotto in qualche modo alternativo, ma il plagio è una mancanza di rispetto. È il furto di un’idea. Purtroppo accade in ogni forma di arte e penso che nessuno dovrebbe “normalizzarlo” o supportarlo.

ClioMakeUp-dupe-plagi-kat-von-d-kvd-makeup-revolution-shades-light-eye-contouring-polemica-scandalo-denuncia-video-instagram-8Credits: YouTube @KatVonD

Inoltre ho la convinzione che questo genere di situazioni si creino sempre seguendo uno schema: qualcuno di grande e potente approfitta e ricava vantaggio da qualcuno di più piccolo. Il mio è ancora un piccolo business: la compagnia contro cui mi rivolgevo è un colosso che distribuisce in tutto il mondo. È gente in giacca e cravatta a cui non interessa dell’arte. E penso che questo sia ingiusto e criminale.

Nella prossima pagina continua: cosa ne pensa Kat Von D dello “stile italiano”? E qual è l'”impronta digitale” del suo brand? E i social network hanno davvero migliorato il mondo beauty?!