I casi più gravi sono quelli delle donne che danno nomi a questi inesistenti “bambini” resi impossibili dalla comparsa “dei giorni delle rosse”: fantasticano su di loro e, talvolta, parlano ad altri di loro come fossero veri. Pregano per loro e soffrono come se si trattasse di una perdita, di una vita che è finita.

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Questo pesante errore di valutazione nasce da diverse incomprensioni. Innanzitutto, il rilascio dell’ovulo avviene durante l’ovulazione e non durante la mestruazione – che è successiva. Quest’ultima consiste nella perdita di sangue dovuta al fatto che l’utero si libera del rivestimento che ha creato per eventualmente ospitare una gravidanza. Dal momento che questa non avviene, l’ispessimento risulta inutile e quindi lo si perde.

L’ovulazione, invece, che è ciò che in realtà traumatizza queste donne, consiste nel rilascio di un ovocita da parte delle ovaie. Il fatto è che questo ovocita non è in nessun modo un feto – e tanto meno un bambino o un “bambino potenziale” –, bensì si tratta semplicemente di una cellula. Il rilascio di questa cellula, pertanto, non corrisponde alla morte di una vita umana in nessun modo ed è imparagonabile ad un aborto.

IL TAGLIO DEL CORDONE CHE NON AVVIENE MAI: IL TRAUMA DEL DISTACCO

Ogni tanto fanno notizia le donne che mettono in pericolo loro stesse e il proprio bambino, rifiutando il taglio del cordone dopo il parto, desiderando che questo “cada da solo”. Sulla stessa linea d’onda ci sono quelle che richiedono al medico la placenta – con la quale fanno cose indicibili che vanno dal rituale “piatto”, all’arricchimento del fiocco sulla porta per la nascita, fino al co-sleeping del bebè con la placenta stessa.

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Questo rifiuto della separazione fisica del bebè dalla “pancina” della mamma, si perpetua anche dopo. Ogni fase della crescita diventa quindi traumatica e vissuta come un abbandono da parte del bebè. Per questo, queste mamme allattano per anni i loro bambini e si disperano quando iniziano a rifiutare il seno – spesso incolpando terzi di aver rovinato il loro rapporto.

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Naturalmente questo diventa facilmente un rapporto morboso con il figlio: provano piacere nel contatto fisico con lui al punto da permettere che anche a 5/10 anni che questo giochi con il seno della mamma (e non solo) e trovano incredibile che per qualcuno questo possa risultare inadeguato.

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IL SESSISMO VERSO LE FIGLIE: “COME POSSO DIRE SÌ A LUI E NO A LEI”?

Se per qualcuno ci fosse dubbio che questa situazione si tratti di un problema innanzitutto culturale, è sufficiente leggere i post che riguardano l’educazione – ovviamente differente – che ricevono i figli maschi e le figlie femmine delle “mamme pancine”.

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L’INVIDIA PRESUNTA CHE PROVOCHEREBBE DANNI MEDICI

Una delle credenze più assurde è che i complimenti fatti ai bambini provenienti da persone esterne a quel ristretto gruppo famigliare con cui le “mamme pancine” si rapportano, siano e non possano essere altro se non frutto dell’invidia.

Una non-madre, infatti, ai loro occhi non può che essere invidiosa del bambino degli altri (o, per dirla in linea con la loro mentalità: delle altre) e quindi i suoi complimenti sono falsi e, per qualche credenza popolare, porteranno quindi sfortuna al bambino.

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Questa jella si manifesta, secondo le “pancine”, con malattie, incidenti, danni direttamente al bimbo. Una addita la propria vitiligine ai complimenti che ha ricevuto da piccola, un’altra chiede di essere rimborsata dal lido prenotato per le vacanze perché troppo vicina ad alcune donne incinte che fanno troppi complimenti alla sua bambina, un’altra ancora è preoccupata perché ogni giorno la portinaia ha una parola carina per sua figlia.

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Naturalmente sono solo persone che hanno pensato, in buona fede, di fare un gesto di gentilezza e che invece, proprio perché fuori dalla stretta cerchia di persone accettate da queste madri, sono viste come megere pronte a ferire i loro figli.

PER FINIRE: L’IMPOSSIBILITÀ DI CONTRADDIZIONE “NO CRITICHE GRAZIE”

Per finire vorremmo soffermarci sulle formule fisse che vengono usate in modo preventivo in quasi tutti i post. La prima richiesta è, spesso, l’anonimato – e va bene. La seconda è sempre “no critiche”, con varianti che vanno da “no critiche solo esperienze analoghe/simili” a “no critiche da maestrine”.

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Questa formula fa parte della stessa mentalità che rifiuta il parere medico. Le “mamme pancine” non accettano la contraddizione, al punto da non voler essere rassicurate. Non sono abituate al confronto e quello che instaurano online, quindi, non è un dialogo.

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Accettano solo “esperienze simili” perché, non avendo mai rapporti sociali, vogliono rapportarsi solo con copie di loro stesse. Questi gruppi, quindi, non insegnano nulla: le mamme non risolvono i loro problemi e non trovano risposta ai loro dubbi. Nel loro isolamento e nella loro alienazione sociale non c’è spazio per la scoperta, per il parere contrastante – e quindi nemmeno per l’aiuto. Ed ecco quel sentimento di perdita della speranza con cui abbiamo aperto il post.

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Ragazze, ci scusiamo per la lunghezza dell’articolo, ma tenevamo particolarmente a mettere i puntini sulle i. Se anche voi siete mamme o future mamme con dubbi, abbiamo scritto post sull’argomento, anche dedicati alla lotta a falsi miti e credenze popolari potenzialmente controproducenti:

1) LEGGENDE METROPOLITANE SULLA GRAVIDANZA: LE DICERIE DA SFATARE

2) LE 8 COSE DA SAPERE SULLA GRAVIDANZA CHE NESSUNO DICE!

3) 11 BUGIE TIPICHE CHE SI DICONO ALLE DONNE IN GRAVIDANZA!

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Ovviamente è assolutamente falsa la credenza che le piante, a contatto con le donne durante le mestruazioni, tendano a morire.

Conoscevate il Signor Distruggere e la sua pagina? Siete rimaste sconvolte? Siete d’accordo con le nostre considerazioni? Aspettiamo le vostre opinioni e riflessioni nei commenti. un bacione a tutte dal TeamClio.