WYCON E LO SMALTO “THICK AS A NIGGA”: LO SCANDALO

Abbiamo recentemente parlato del polverone mediatico che si è scatenato verso il brand di abbigliamento H&M per via di una scritta stampata su una felpa fatta indossare ad un modello dalla pelle scura, e si è constatato come, la scelta delle parole, quando fatta in modo superficiale può creare offese e danni.

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La felpa incriminata di H&M

Wycon ha destato scandalo per aver chiamato uno smalto “Thick as a Nigga”

I termini usati dal brand italiano Wycon per rinominare uno smalto rientrano in questo tipo di dinamica, e sono risultati ben più espliciti rispetto a quelli usati dal colosso di vestiti svedese. Wycon ha infatti rinominato uno smalto di colore nero “Thick as a Nigga”. Si tratta per l’esattezza della colorazione più scura di una collezione di smalti semipermanenti disponibili in 30 nuance, che presentano a loro volta nomi provocatori come “Dirty Talk” o “Lap Girl”.

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NOME INFELICE O TRIBUTO A DBANGZ?

Sulla rete e sui social questi nomi non sono passati in sordina, e anzi, le critiche infuocate non hanno esitato ad arrivare: nel mirino, per l’appunto, c’è stata la scelta lessicale, considerata molto offensiva dalla comunità afro-italiana e non solo, presa per rinominare lo smalto, tenendo conto del fatto che, in slang americano, la parola nigga ha una connotazione offensiva e denigratoria.

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Wycon però, come Tarte, ha risposto in breve alle accuse di razzismo, spiegando che i nomi scelti per le colorazioni degli smalti erano tutti dei tributi ad alcuni celebri brani di cantanti famosi. Tra gli esempi, Wycon ha citato Candy Shop di 50 Cent, Bootilicious di Beyoncé, Drop it like it’s hot di Snoop Dogg e, infine, Thick Nicca di Dbangz.

cliomakeup-tarte-fondotinta-razzismo-smalto-wycon-nome (13)Dbangz. Credits: soundcloud.com

Di conseguenza Wycon, a differenza di Tarte, inizialmente non ha chiesto scusa per i nomi scelti, implicando che l’ingenuità con cui sono stati attribuiti agli smalti non ha dato comunque loro una connotazione razzista.

WYCON LE LE SCUSE UFFICIALI

Anche Wycon ha poi porto le sue scuse ufficiali ai consumatori

Tuttavia, Wycon ha successivamente eliminato i riferimenti ai titoli delle canzoni dai loro prodotti, e ha tolto tutti i nomi dalle tonalità di smalto limitandosi a numerarle, per condividere anche sui suoi canali social delle scuse ufficiali, che vi riportiamo di seguito:

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“Comprendiamo che le persone si siano sentite offese riguardo la scelta inappropriata del nostro smalto e siamo profondamente dispiaciuti. Siamo consapevoli della nostra responsabilità sociale e globale come brand internazionale, e ci scusiamo sinceramente per questo incidente. Ammettiamo il nostro serio errore e riconosciamo di aver sbagliato ad aver preso ispirazione dai titoli di canzoni famose, decontestualizzate.”

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#NOONEEXCLUDED, LA FILOSOFIA RIBADITA DAL BRAND

“Vogliamo sottolineare di essere contro ogni tipo di discriminazione, infatti siamo anche impegnati in programmi di beneficienza e speciali progetti sociali, e nelle nostre campagne noi sosteniamo fermamente che la bellezza non ha genere, razza o religione, ecco perché il nostro motto è #NoOneExcluded, #NessunoEscluso.

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Il sostegno di Wycon per LIFE, progetto del charity format The Heart of Beauty di Susan G. Komen Italia per sostenere la lotta al tumore al seno 

E ora, che cosa possiamo fare per sistemare le cose? Abbiamo rimosso il nome irrispettoso dal nostro sito e stiamo gradualmente facendo lo stesso nei negozi. Questo tipo di errore non accadrà più e continueremo a lavorare sui nostri errori per migliorare la comunicazione del nostro brand per non offendere o ferire la vostra sensibilità in futuro”.

Ragazze, volete saperne di più sull’inclusività dei brand di make-up? Allora non perdetevi:

1) FENTY BEAUTY DI RIHANNA E LE SUE NUMEROSE SHADE DI FONDOTINTA

2) FONDOTINTA PER OGNI INCARNATO: LE NUANCE DEL FONDOTINTA ACCORD PARFAIT DI L’ORÉAL  PARIS

3) I PRODOTTI MAKE-UP IMPERDIBILI PER LE RAGAZZE DARK-SKIN! 

4) PELLE CHIARISSIMA E CONTOURING: I PRODOTTI TOP DELLA MUA DI NICOLE KIDMAN

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Alyssa e Jackie scherzano su Tarte: “Non avete degli amici ai laboratori NARS?”

Ragazze, voi che cosa ne pensate di quello che è successo con Tarte e Wycon? Pensate che nel primo caso la buona fede del brand fosse genuina, o credete che abbia fatto uno scivolone? E che cosa ritenete, invece, della scelta del nome dello smalto di Wycon? Diteci la vostra nei commenti! Un bacione dal TeamClio!

99 COMMENTI

  1. Ma che noia!
    Ogni giorno devono saltare fuori e vedere sempre la discriminazione anche dove non c’è. Che pesantezza!!!!
    In Italia i fondotinta hanno poche colorazioni confronto a quelle americane, lo dice anche Clio, che c’è questa differenza, eppure nessuno mai dice che c’è razzismo anche se qui in Italia non è che tutta la popolazione abbia una carnagione chiarissima.
    Il nome di uno smalto: ahhhh questa sì che è un’altra cosa importante. Allora accusiamo la Nars di aver dato ai suoi prodotti come il blush Orgasm, un momento troppo volgare e non consono con i dettami cattolici a cui molte persone si votano.
    A me queste cose fanno arrabbiare perché queste influencer (ma de che???) devono sempre far polemica su aria fritta. Sempre.
    Badassero ai veri fatti razzisti e si battessero per quelli e non il nome uno smalto, magari il mondo sarebbe migliore. Magari eh.

  2. Secondo me i brend dovrebbero stare molto più attenti a non fare questo tipo di scivoloni.. come ho già detto in un’altro articolo i fondotinta, a mio parere, dovrebbero farli per qualsiasi tipo di carnagione e per ogni tipo di pelle. Basta escludere le carnagioni diafane e basta escludere le carnagioni scure e/o scurissime!! Ogni donna/uomo deve avere la possibilità di trovare facilmente il giusto fondotinta e non diventare pazza/o girando un sacco di negozi perché non riesce a trovare un fondotinta che vada bene per la propria pelle

  3. Per anni non sono riuscita a comprare il fondotinta del mio colore di pelle, dato che in Italia si pensa che abbiamo tutte il colorito di Carlo Conti. Senza tralasciare il fatto che ho il sottotono rosa, ragion per cui anche quando trovavo il fondotinta chiarissimo, era però a sottotono giallo, facendomi diventare una Simpson anemica. Ma non ho rotto gli zebedei al mondo per questo motivo.
    Invece di lottare per i veri casi di razzismo e di discriminazione, si perdono in queste caz@@te, strumentalizzando e svolgendo la lotta per i diritti di tutti per fondotinta e smalti.
    Hanno rotto le gonadi, sul serio.

  4. Il politicamente corretto sta raggiungendo livelli veramente insopportabili.
    Allora per favore che si organizzasse una marcia per accusare di razzismo tutte le marche presenti in Italia che hanno 5-6 colorazioni in croce di fondotinta e quindi discriminano i 62 milioni di persone residenti nel nostro paese.

  5. Almeno una volta a settimana, se non di più, c’è sempre l’indignazione di qualcuno, polemica per tutto, tutto. Ormai non si può più dire, fare, essere nulla. Alla faccia della libertà di pensiero.
    A parte il discorso polemiche, anche in questo caso si è alzato il polverone per niente.
    Allora qui in Italia tutte le donne bianche latte dovrebbero indignarsi quasi verso tutte le marche!
    Io non sono chiara/chiarissima, però ho amiche che fanno veramente fatica a trovare un fondotinta consono alla loro carnagione. Però non per questo mi sembra che le persone ne facciano un dramma. Tarte non ha il colore adatto a te? Guarda in un altro marchio stop. Non serve iniziare subito ad additare tutti come razzisti. Ma dove andiamo a finire?!

  6. Se parliamo di inclusività allora, per mia esperienza, l’unico marchio al mondo è Kat Von D. Perché? Perché il fondotinta n.41 è l’unico al mondo che mi vada bene, anche se c’è scritto sottotono neutro (e io ce l’ho freddo).
    Non vi preoccupate, tra poco aprirò instagram e accuserò Illamasqua per aver osato ritirare il fondotinta n.105.
    Per quel che riguarda gli smalti, i nomi sono semplicemente brutti commercialmente parlando. Probabilmente i responsabili marketing sono fan di certi tipi di canzoni e volevano giocare a fare “i rebel”con scarso risultato e poca conoscenza della musica hip hop Americana : solo loro possono usare certi termini.
    Però ho notato diversi fan (americani) che se la prendono con chiunque, asiatici in pole position, osi “fare” la “loro” musica e li insultano con epiteti poco simpatici, perché per queste persone il machismo è ragione di vita (immagino che riuscirete a capire di che tipo di insulti si tratti senza che io scriva le parole con gli asterischi).

  7. Ma veramente! Mamma mia… concordo in pieno con te! Sembra essere una moda vedere la malizia ovunque! Secondo me sono loro un po’ troppo malizioso e vedono il male in qualunque cosa.

  8. Vorrei usare parole diverse ma le uniche che mi vengono sono…RIDICOLI.
    Sì perché la polemica su Tarte è ridicola, gratuita e stupida. Essence talvolta dei fondotinta fa uscire 4/5 tonalità, e la mia chiarissima e rosata non è mai inclusa, io e le altre mozzarelle come me facciamo un gruppetto di indignati?ma dai su…
    Il razzismo è un problema sociale, verissimo, ma non è facendo queste crociate basate su cose inutili che si otterrà qualcosa. Impegnamoci a combattere chi discrimina davvero se no sapete come ai dice no?quando si grida troppo “al lupo” poi nessuno ti crede più, e così succederà anche se si continuano a fare crociate sul nulla, che nessuno prenderà più sul serio chi le fa e verranno additate come “aaah oggi protestano su questo?okok”.
    Per lo smalto Wycon capisco la critica perché era un titolo di una canzone che non tutti conoscono, con un titolo così forte i fraintendimenti sono dietro l’angolo, potevano sceglierne un altro, sono stati ingenui.

  9. Trovo veramente esagerate queste polemiche su un nome di una tonalità di uno smalto o un colore di un fondotinta, quando in molti paesi del mondo il razzismo è una realtà che niente ha a che vedere con un nome di uno smalto o un colore di un fondotinta!
    Stiamo andando troppo oltre con questo (troppe volte fastidioso) politically correct, oltretutto ho seguito i commenti sulla pagina instagram di WYCON e sono rimasta colpita dalla quantità di persone che attaccavano con commenti negativi la WYCON in quanto brand italiano, secondo alcune persone che si sono sentite attaccate dal brand, WYCON ha fatto questa scelta (secondo loro razzista) solo perché è un’azienda italiana, e a loro avviso tutti gli italiani sono razzisti! 🙁

    Sinceramente, a me sembra più razzista un’affermazione del genere: ITALIANI=RAZZISTI che il nome dato allo smalto.

    Che poi, di cosa stiamo parlando?? Sono strategie di marketing, fino a ieri nessuno parlava di questo smalto e ora ne parlano tutti, non mi stupirei se fosse già SOLD OUT….

  10. Sono una giovane donna di trent’anni che porta il 34 di piede. Non ho sbagliato a scrivere, ho un piedino da fata (letteralmente). Ma, ahimè, non vivo nella favola di cenerentola e trovare un paio di scarpe fighe, ‘da donna’, è un’impresa titanica. Tutti i brand di scarpe, nessuno escluso, sono dei razzisti che non tengono conto delle fanciulle piccole e graziose come me, maledetti farabutti che mi costringono a comprare le scarpe linea bambina o, nella migliore delle ipotesi, un 35 da portare con la soletta dentro. Disgraziati.

  11. Ok, sono scivoloni, ma a livello puramente commerciale: un consumatore non è soddisfatto del prodotto e lo contesta.
    Ciò è legittimo.
    Quello che non approvo è urlare al razzismo per ogni dove e per ogni questione.
    Fra un po’ i produttori di carta igienica saranno tacciati di razzismo perché la carta igienica è bianca.
    Come direbbe Totò: “Ma mi facciano il piacere!”

  12. Più che altro la Tarte è stata scema perché quantomeno in America i brand che propongono più tonalità, vedi fenty beauty, vendono di più, anche perché ti si apre un mercato che per un motivo o un altro ha meno scelte quindi è più disposto a comprare esattamente quel prodotto lì. E sembra effettivamente ridicolo vedere come i sottotoni gialli chiari abbiano 10 scelte diverse, e le altre carnagioni NESSUNA, così come esiste tutta quella varietà di persone chiare esiste anche una varietà di persone scure. Tra l’altro beate voi che non vi lamentate perché non trovate il fondotinta della vostra colorazione, io sono 5 anni che uso fondotinta e 5 anni che mi lagno che non trovo la mia colorazione (tra l’altro sono chiara ma neanche mozzarella) e non dico fra i brand low cost, ma neanche fra gli high end. Mi piacerebbe vedere anche in italia una selezione come quella di nars e fenty beauty, o quantomeno non solo nelle città grandi. La bellezza è per tutti, e sinceramente io questa polemica la capisco, sarà che sono nuovamente in crisi perché non trovo un fondotinta e mi serve urgentemente. Per la polemica wycon dico solo una cosa: si vede che siamo in Italia

  13. Ormai si grida al razzismo facile, dove non ci sono conseguenze e si è protetti dietro uno schermo, perché nessuna di queste persone si espone mai in prima linea a gridare al razzismo nei paesi in cui le donne sono discriminate, dove non possono avere accesso nemmeno ai servizi più basilari se non in presenza di un uomo???

  14. molto raramente ho commentato post non beauty. Mi faccio coraggio. La penso così: i fondotinta con sottotono per tutte non esistono se non per quanto riguarda quei bellissimi marchi citati..per cui noncredo Tarte sia in malafede. Basta parlare con ragazze asiatiche per vedere quanto siano considerate ancora meno Delle mulatte da alcuni brand. È il discorso che .. quello che vende meno purtroppo viene prodotto di meno. Io stessa sono piuttosto piatta ma ho un lato b “facile” taglia 41 e ho difficoltà a trovare un bikini che mi stia bene sia sopra che sotto!! Bacioni
    Per quanto riguarda Wjcon invece.. l’azienda ha torto e la parola nigga la eviti pure. Levante dice diverse parolacce nelle canzoni.. nessuno dedica makeup a quelle parole

  15. Io sono di carnagione bianchissima e rosata e posso usare solo 2 fondotinta, tra le mille marche presenti sul mercato. Sono tutti razzisti verso le carnagioni eteree? Ma per piacere!….. Questo blog dovrebbe evitare di occuparsi di simili idiozie……

  16. Che strazio infinito, e Wycon ha sbagliato a scusarsi, se davvero i nomi degli smalti sono citazioni di canzoni.

  17. “Il politically correct “ ha rotto è il nuovo “non sono razzista ma”.
    Quando capiremo che politically correct non è una rottura ma semplice educazione a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi?

  18. Il politically correct è una modalità di espressione di quelli che solitamente non lo dicono ma pensano “io non sono razzista ma…oppure dico nero e non un’altra parola”ma cosa cambia? I fatti contano! Io ho inserito questo commento perché trovo esagerato che si parli di razzismo, indignazione, diritti umani e discriminazione a proposito di un fondotinta e uno smalto, ma dai parliamo di make-up! Vorrei che ci indignassimo per il razzismo nascosto dietro i fatti di quelle persone che usano tanto il loro amato “politicamente corretto”, persone che il più delle volte ci governano o si candidano per governarci.
    By the way, faccio un esempio esagerato: io non posso permettermi di comprare Chanel ma non per questo li accuso di discriminazione nei confronti della classe medio o medio bassa. Se una marca non fa un fondotinta del colore della mia pelle, lo compro di un’altra marca (e mi è capitato!). Sono di corporatura robusta e non compro in molti negozi semplicemente perchè molte cose non mi stanno, ma è colpa mia che sono sovrappeso mica li insulto su instagram 😉

    Io l’educazione sinceramente non l’ho trovata nei commenti di quelle persone che sono state offese da questo nome o dal colore mancante del fondotinta, che si sono permessi di utilizzare un linguaggio secondo me non consono e non educato per apostrofare la WYCON, in questo caso specifico.
    Scusate se sono stata prolissa

  19. Sono d’accordissimo con te Giulia! Mi sembra ridicolo che si vestano da paladini, questi influencer (ma de che?) e youtuber vari, per lottare per il diritto al fondotinta giusto per tutti. Ma per favore…

  20. Quello e ho detto anche io. Se si occupassero del vero razzismo, sarebbe un mondo molto migliore. Ma è troppo faticoso battersi per una ragione reale e non le solite ca**ate del nulla.

  21. Una mia amica ha lo stesso problema, lei oscilla tra il 33 e il 34.. io porto il 39 e quando ero in 5º elementare già portavo quel numero. Trovare scarpe da ragazzina e non da donna era un’impresa

  22. Sai cosa c’è? Che di fronte a queste disquisizioni di lana caprina, non bisognerebbe ca@arvi di striscio. Il razzismo è una cosa seria, con queste scemenze lo fate diventare una barzelletta.

  23. Come pronosticato la settimana scorsa: il post sulla Tarte.
    Preferisco concentrarmi su altro, onestamente non mi va più di arrabbiarmi per tutto.
    La gente sbaglia, nessuno è perfetto, ma una volta bastava pentirsi, chiedere scusa e si ricominciava.
    Ora se non si mette qualcuno o qualcosa alla gogna sembra non ci sia più una ragione di vita.
    Non fa per me.

  24. No e poi no. Il politically correct è il timore che gli altri possano pensare che tu stia offendendo qualcuno, non il timore di offendere qualcuno. C’è una bella differenza, e si chiama ipocrisia.

  25. Mi dispiace vedere come quasi nessuno nei commenti abbia capito realmente il problema di fondo. Non si tratta “solo” di un fondotinta, è molto di più: è l’ennesima dimostrazione che la comunità di colore in America non viene tenuta in considerazione quasi da nessuno. Ed il motivo per cui c’è stata tanta indignazione è proprio questo, perché si tratta dell’ennesimo caso di esclusione dei neri. E credo che chi guardi dall’esterno tale situazione, in particolare le persone bianche, non lo capisca perché non sono mai state oggetto di discriminazioni per il proprio colpre di pelle. Questo è il punto, alla base c’è un problema molto più grande, non è perché la gente non ha nulla da fare e quindi decide di passare il tempo a far polemica. Informatevi.

  26. E tu informati sul fatto che la legge punisce i casi di discriminazione quando sono fondati. Protestare per un fondotinta è solo ridicolo.

  27. Se veramente le case cosmetiche dovessero produrre fondotinta con tutti i possibili finish per tutti i tipi di carnagione esistenti al mondo (compresi nativi americani e gli aborgeni australiani) fallirebbero. Non è possibile sostenere una produzione simile a livello industriale. Troppi costi.
    Non è una questione di razzismo, è una questione economica. Per non parlare dell’impatto sull’ambiente. Non è sostenibile.

  28. Hai ragione. Il problema del razzismo in America è pesante e molto, molto radicato. Credere il contrario è sbagliato.
    Ma non è contestando una linea di fondotinta che aiuti la causa. Se, per esempio, la Tarte non ha il tuo tono, compra Fenty Beauty. Lancome, Nars. Mac. Ci sono tante case cosmetiche che possono aiutarti. Allo stesso prezzo di quello Tarte se non addirittura a meno.
    Se vuoi contrastare il razzismo, vota. Marcia. Manifesta. Esponi la verità. Creare un nemico così da riampiazzarne un altro, non porta vantaggio a nessuno.

  29. Ma se queste pseudo influencer si battessero con lo stesso vigore per i reali diritti delle donne e uomini di colore che sia nel loro quartiere dove vivono o in un Paese, il mondo sarebbe migliore. Perché di razzista in un fondotinta o uno smalto, non c’è davvero un tubero.

  30. Sono d’accordo con te ma qui da noi mi sa che si è ancora al o ti linciano per strada o non è razzismo. La discriminazione è insidiosa e sì, sono anche le piccole cose, come l’avere problemi di pelle, uscire a comprare il fondotinta e non solo non trovarne uno della tua carnagione ma manco trovarne uno simile. Nessuno, neanche la gente che si è lamentata, lo definisce il problema più grave del mondo. Sì, ci sono problemi più gravi ma questo non toglie che sia lo stesso un problema. Se mi rompo una gamba o mi rompo un dito ovvio che non eè la stessa cosa ma fa male comunque (sì questo paragone me lo sono inventato quindi forse non è calzante). Non capisco perché dobbiamo essere contro queste proteste o lamentarci del politicamente corretto o di altre cose che non stanno né in cielo né in terra. Lasciamo che si lamentino, sia mai che nell’era dei social media ottengano un risultato.

  31. Facile dirlo quando hai la colorazione scusa, allora non produciamo proprio più fondotinta o correttori, anzi non produciamo proprio trucchi. Figurati se possiamo produrre rossetti verdi non possiamo produrre un fondotinta più scuro o più chiaro. Tra l’altro ppsso capire, non condividere, se mi parli dell’Italia dove bene o male abbiamo tutti una carnagione simile (ma anche no), ma in america proprio no. E tra l’altro in america le colorazioni scure vendono senza problemi e fanno buona pubblicità al marchio, quindi il marketing non c’entra proprio nulla.

  32. Intanto vi ringrazio ragazze per aver fatto questo articolo in quanto nessuno della beauty community italiana si è azzardata a discutere di questo problema, tranne Loretta Grace alias GraceOnYourDash, per ovvie ragioni. Questo ci permette di fare molte riflessioni, ossia quanto negli Stati Uniti faccia scalpore una cosa del genere e di quanto tantissime voci possano far scatenare una bufera e far riflettere il brand in questione. Cosa che dovrebbe accadere anche in Italia. Oramai non siamo più negli anni ’90, in cui in Italia sono presenti solo popolazioni caucasiche, siamo nel 2018 e la globalizzazione ha portato nel nostro Paese diverse etnie e di conseguenza, siccome anch’esse hanno il diritto di truccarsi, anche le case cosmetiche devono procedere verso questo cambiamento. E le giustificazioni di Tarte mi sono sembrate inutili… quando decidi di creare e mettere in commercio un fondotinta, un correttore e tanti altri prodotti che devono essere compatibili con il sottotono e il colore della pelle, metti in commercio tutto in una volta.
    Per quanto riguarda Wycon, non ha chiesto scusa finché anche siti internazionali e persone pubbliche non hanno protestato su questo fatto, segno che l’Italia rimarrà sempre un passo indietro su queste questioni. Nigga significa ne*ro ed è un termine offensivo… Barbie Xanax in un suo video ha fatto un esempio semplicissimo ma efficace: cosa avremmo detto noi italiani se uno smalto rosso lo avessero chiamato Brigate Rosse o se a quello stesso smalto nero fosse attribuito il nome “balilla”?

  33. può piacere o no ma è tutto lì e la gente che si aspetta massima correttezza e considerazione dalle multinazionali mi chiedo in che mondo vive -.-”
    un discorso è dire se è giusto o sbagliato, ed è ovvio che dovremmo essere inclusivi, creare prodotti per tutti, volerci bene etc… ma aspettarsi che un’azienda da milioni di fatturato se ne sbatta un pò purtroppo (e davvero purtroppo) è impossibile!
    Io sono cadavere e non sai quanti brand low cost devo ignorare perchè il colore più chiaro è già scuro per me!
    Detto ciò nessuna giustificazione, è un dato di fatto ripeto

  34. Io credo che comunque un’azienda così grande poteva informarsi! E Far prevalere il politically correct (perchè è tutto lì)..ma vorrei ora vedere queste beauty guru, conosciuta la fonte, se stanno inveendo e boicottando anche tutti questi cantanti che in pratica hanno fatto la stessa cosa di Wycon e sono razzisti esattamente allo stesso modo giusto?…Team informiamoci un pò, vorrei proprio sapere alla risposta cosa è seguito…

  35. Posso dire…? Ma che rottura!! Siamo in una società distorta, assurda, senza valori, dove vengono scambiate per fondamentali tutte le cose più ridicole, e in ragione di ciò non si può più fare o dire nulla senza scatenare reazioni isteriche x nulla. Oltretutto, avevo notato su Instagram che molta gente aveva ben pensato di cogliere l’occasione dello smalto per insultare un po’ l’Italia, leggevo cose del tipo “those fu***** Italians” etc…. Assurdità, non dico altro.

  36. A me sarebbe piaciuto vedere qualche screen della contestazione a wycon, mancava solo che i contestatori gli augurassero di morire. E la cosa continua tutt’ora sotto post a caso. Gente che commentava indignata in un inglese da far accapponare la pelle. A chi chiedeva cose come il prezzo o come si usa e sotto gente a insultare. Io ho visto il nome prima dello scandalo e ho semplicemente pensato che era volgare, come sono volgari i nomi di nars e di altre marche, ma visto che l’italiano medio ha difficolta ad ordinare al mcdonalds perchè i nomi sono in inglese forse questa indignazione è un filo eccessiva. Oltre al fatto che come molti hanno fatto notare se si vuole essere equi non è corretto che la comunità nera possa usare la parola con la N e il resto del mondo no. O tutti o nessuno. E sopratutto se la usa un cantante allora la possono usare tutti oppure si vanno a cercare tutti i non neri che cantano sotto la doccia quella canzone e li si arrestano. Vi pare sensato?

    Di tutto questo la cosa più interessante era un onicotecnica che ha sollevato il problema dei prodotti professionali venduti a chi professionista non è… e sarò brutale ma mi interessa più sapere che posso usarli senza che mi cadano le unghie piuttosto che come si chiamano le boccettine colorate.

    Su tarte non mi pronuncio, molto interessante l’analisi fatta da temptalia se si mastica l’inglese, io sono pallida e solo neve cosmetics ha il mio colore senza spendere un patrimonio; ma non per questo scasso l’anima al mondo.

  37. Già fatto. Napoli è piena di turisti e meravigliosa da anni ma fanno Gomorra. Nessuno insorge in Italia per nessun aspetto ti assicuro

  38. Farò la voce fuori dal coro: il problema che è venuto fuori dall’uscita del fondotinta non è secondo me quante sfumature di colori ci sono,ma la PALESE scelta di produrre più colori chiari! 11 colori chiari con vari sottotoni contro 4 scuri! Ma scherziamo? Fossero 4 chiari e 4 scuri nessuno si sarebbe preoccupato, capita che non si trovi il proprio colore, ma qua assolutamente è discriminazione. E no. Non sono cavolate, perché dalle piccole cose si capisce il resto.

  39. Quella del fondotinta tarte è una scelta di mercato e amen, forse un po’ stupida stando in un mercato in cui le tonalità più scure vendono eccome, ma pace.
    Invece non riesco proprio a capire chi ha avuto l’idea di quel nome per lo smalto. Io ascolto (tra le altre cose) hip hop e certo non mi scandalizzo per certi termini. Però c’è una differenza enorme tra dirlo facendo parte di un gruppo, e farlo invece dall’esterno. Esempio banale: se io sono del sud e faccio una battuta sulla mafia (che ovviamente non è solo lì, ma lo stereotipo è quello), può essere di pessimo gusto quanto vuoi ma vabbè. Se invece la stessa battuta la fa una persona poniamo veneta, secondo me è molto peggio, perché sottintende del razzismo.
    Poi dipende, perché ad esempio la polemica su Django, il film di Tarantino, che usava la n-word, era davvero insensata, visto che se devi ricostruire un’epoca devi essere coerente. Ma qui mi sembra troppo gratuito, e ben diverso dalla felpa di H&M. Tra l’altro realizzato proprio male, se non si notava neanche che erano tutti titoli di canzoni. Se sei un creativo, e fai un’allusione che il tuo pubblico medio non capisce, mi dispiace ma hai sbagliato mestiere.

  40. Forse lo smalto era effettivamente sopra le righe, MA IL FONDOTINTA…!!!
    Immagino fosse proprio necessaria l’ennesima pantomima dell’indignazione, non bastava rivolgersi alla concorrenza. Anche perché poi quelli di BuzzFeed e youtubers vari come avrebbero potuto farci un video e guadagnare con le visualizzazioni?
    Gli USA oggi hanno grandissimi problemi con le “minoranze” (molte delle quali presto nemmeno lo saranno più, considerando il numero crescente di ispanici con buona pace di Trump), ma anche coi social justice warriors che fanno casino per le cause più assurde, difendono l’indifendibile ed ogni cosa che li infastidisce diventa un “trigger” che dovrebbe essere illegale solo perché offende i loro sentimenti.
    Io con la cultura ci lavoro e la studio e l’atteggiamento di questi individui ignoranti e viziatelli mi fa perdere le staffe perché travisano ragionamenti importanti facendo apparire ridicoli i professionisti che studiano seriamente questi argomenti, ovvero gli umanisti come me. Ma quel che è peggio è che prendono in giro chi combatte per rendere il mondo un posto migliore anche per loro e si impegna in lotte un pelino più importanti del colore del fondotinta.

  41. Ma quante balle..io sono bianco cadavere e con sottotono neutro e mi scoccia che quasi nessun brand specie low cost faccia un fondo della mia tonalità. Ma mica grido allo scandalo e al razzismo..ora io capisxo bene il problema che una ragazza non trovi il suo colore, che le ragazze di colore vengono poco considerate dai brand per carità..ma magari Tarte ha constatato che certi colori non li vendono per esempio, che devono fare produrli per buonismo peedensoci soldi? E lo smalto dai..e il titolo di una canzone e quindi già qui..che poi io persone di colore che si autonominano scherzosamente così ne ho sentite tantissime..non so, se fanno uno smalto rosino e lo chiamano “porcellino” una cicciottella si offende? Boh forse io sono molto aperta o molto ignorante o molto superficiale, ma tutta sta foga di trovare il difetto ovunque lo trovò un po’ pesantone

  42. Ecco concordo. Perché la maschera glow job ha un bel nome? O il mio blush di nars che si hiama deep throat è meglio? Nessuno si scandalizza per queste cose boh..

  43. Grande Jennifer. Stavo proprio pensando al mio blush di Nars, Orgasm, venduto e stravenduto senza un filo di protesta… XDDD

  44. Infatti si sono tutti “scandalizzati” per quello che dici tu non perchè sono solo 15 colori, dall’ articolo non si capisce molto bene ma io ho seguito la polemica in lingua originale e ti assiucuro lo scandalo è partito dagli swatch in anteprima non dal numero di colori che si sapeva anche prima.

  45. Io mi vergognerei come una ladra in un paese anglofono a chiedere glow job o deep throat ad una commessa per esempio, ad una commessa di wycon chiedere lo smalto con la N word non mi creerebbe tanti problemi nemmeno se fosse di colore per il semplice motivo che non è italiano ed è evidente che non è inteso in senso letterale ma sto cercando quello smalto lì. Poi non so secondo me quelli di ikea ci avranno fatto comprare miliardi di mobili con nomi che magari tradotti sono offensivi ma nessuno sa lo svedese e quindi nessuno si indigna.

  46. Perché in Usa non usano abbinare prodotti di falsa origine italiana abbinandoli a concetti di mafia&co?
    Mi offendono? Si, tantissimo. Rompo e faccio un casino? No. E se lo facessimo sapete cosa vi risponderebbero?” Gli italiani sono proprio noiosi, senza un briciolo di humor, si prendono sempre sul serio!”
    Purtroppo ciò che vale per loro non vale per gli altri

  47. Anche per me da un punto di vista di mercato mi sembra una mossa abbastanza stupida quella della Tarte. Poteva funzionare 10 anni fa forse, ma è un dato di fatto che il mercato del beauty si è allargato molto negli ultimi anni e in buona misura anche per ragazze non caucasiche. Infatti come hai detto tu, marchi come Mac o fenty beauty hanno linee di fondotinta che stravedono. Giá più di una volta mi è parso che Tarte come brand si debba dare un po’ una svecchiata in molti sensi. Io non ci vedo molto razzismo in questo, solo una grossa miopia del brand, ma d’altronde non sono molto addentro alle tematiche razziali in America ad al clima che c’è lí, che penso sia molto peggio di quello in Europa (il che è tutto dire) quindi non mi pronuncio… Poi per quanto riguarda questo discorso della miopia dei brand, in Italia sono trent’anni che in giro ci sono sempre gli stessi colori di fondotinta, ma vabbè

  48. Sbaglio o anche la linea di rossetti di Clio è stata tacciata dalla youtuber loretta “graceonyourdash” di essere poco inclusiva vista la mancanza di swatch sui vari tipi di pelle.. qualcuno mi rinfresca la memoria? Comunque secondo me ogni occasione è buona per fare polemica e molto spesso si approfitta di un nuovo lancio per accrescere la propria popolarità

  49. Infatti anche io nel mio modesto commento mi son detta se allora ora anche i più religiosi si indigneranno e protesteranno per i prodotti nars con nomi molto espliciti come Organizzarci o Gola profonda, noto porno anni 70. Quelli vanno bene però, no? Che pesantezza questerroneamente che fanno del nulla un polverone. E si fanno conoscere solo così, innescano solo la stupidità delle persone.

  50. La parola con la N non può essere usata da altri perché è nata come insulto molto pesante per delle persone che per secoli sono state considerate subumane, loro possono riappropriarsi del termine, gli altri no appunto perché non puoi riappropriarti di qualcosa che non ti è mai appartenuto. È difficile da spiegare perché è una parola molto importante per la storia americana, tanto che secondo me anche la traduzione italiana ne*ro non rende e non renderà mai tutte le sfumature dei rapporti che la comunità afroamericana ha con la comunità bianca. Non si può ragionare per astratto, cosa che soprattutto a noi europei piace fare, con questa parola, semplicemente non so può perché non si può capire la storia di una comunità che fino a 50 anni fa veniva discriminata apertamente e che tuttora lo è. Se la comunità ti dice “non usate questa parola” semplicemente non la usi, in fin dei conti usarla o no a noi non cambia nulla. Vorrei inoltre farti notare che francamente c’è una gran bella differenza da uno che la usa da solo sotto la doccia e da un brand che la usa pubblicamente, non è la stessa cosa.

  51. Se le persone di cui parli si battessero per temi che sono molto difficili come la piaga vera e propria del razzismo, il mondo sarebbe migliore. Perché è evidente che queste persone oltre al fatto che vogliono farsi conoscere senza avere ne arte ne parte, non sanno cosa sia il razzismo perché se sapessero realmente cosa significa questa piaga, tipo il ragazzo di colore che nel sud degli USA qualche mese fa é stato tirato fuori dalla macchina dalla polizia e pestato a sangue solo perché nero, non oserebbero e si sentirebbero delle vere m**** per paragonare razzista un fondotinta a un fatto del genere.
    Io sono italiana, chiara di pelle e non trovo facilmente fondotinta per me perché secondo il mercato, in Italia siamo tutti color caramello. Ti pare che rompa gli zebedei? No.

  52. Questo però negli Stati Uniti non è successo, è successo in Italia e un brand italiano.
    Visto che parliamo tanto di razzismo, la parola che Wycon ha utilizzato è offensiva e avrebbe dovuto fare una ricerca prima di utilizzare quell’appellativo.

  53. Indubbiamente la traduzione italiana non rende e la situazione americana è completamente diversa dalla nostra, io le lingue le studio e se posso leggo sempre in lingua originale le varie cose che danno “scandalo” perchè oltre al fatto che mi piace farmi un opinione mia so anche che purtroppo tanti che si occupano di tradurre non sono precisi o comunque si trovano a tradurre frasi intraducibili o di cui non è possibile rendere l’esatta sfumatura di significato.
    Ciò detto l’esempio del cantare sotto la doccia era volutamente estremo, ma un brand che in italia usa quella parola con un chiaro riferimento ad una canzone, se uno si sforza di far scorrere gli altri 29 nomi ovviamente, dove buona parte della popolazione come livello in inglese non supera the pen is on the table forse la reazione é stata eccessiva e alimentata da chi passa il tempo a cercare il pelo nell’uovo. Il razzismo in america è un problema attuale? Si, decisamente. Il razzismo in italia è un problema? La risposta è ancora si indubbiamente. La N word viene vista come insulto razziale in italia allo stesso modo in cui viene vista in america? Assolutamente no, sono due lingue diverse e non sono intercambiabili. C’è modo e modo di far notare le cose per quanto uno possa sentirsi offeso, e solitamente respirare cancellare e riscrivere aiuta. Se noi in italia non riusciamo a comprendere appieno un termine per le ragioni che hai spiegato e che condivido trovo anche difficile che possiamo usarlo come insulto razziale. Ripetere a pappagallo parole e suoni perchè ci piace come suona non è un idea geniale se sono parole in una lingua che non comprendiamo. Wycon avrebbe potuto controllare o chiedere a qualcuno in grado di farlo di controllare che non ci fossero nomi offensivi come mi pare che faccia ikea che ha del personale apposta per controllare che nella lingua dei paesi dove vendono i nomi dei prodotti non siano volgari o offensivi.

  54. Non sto dicendo che noi in Italia non sappiamo che la N-word sia un insulto razziale, sto al massimo dicendo che non capiamo che è pure peggio di ne*ro per questioni storiche abbastanza ovvie ma anche abbastanza lunghe da spiegare. Bene o male se qualcuno capisce qualcosa di inglese, soprattutto ragazzini che ascoltano musica, la parola la conosce e capisce benissimo il significato, non siamo così capre come si crede, soprattutto non è così capra in inglese il target di wycon (sennò tanto varrebbe usare parole inglesi a caso visto che gli italiani non capiscono nulla e chiamere una smalto hour lazy blue o altre parole in libertà). Non si può magari capire il concetto di riappropriazione della parola da parte degli afroamericani, in tal caso basta incassare le critiche, informarsi per capire meglio e non ripetere l’errore. Io vedo in giro gente che si arrabbia di più se le fanno notare l’errore piuttosto che dall’aver fatto l’errore. Errare è umano, basta capire le critiche e empatizzare con chi te le sta facendo, per capire come migliorare te stesso. Se questo discorso lo posso far valere per persone come me o te o qualunque singolo, perdonami ma io, e mi pare di capire anche tu, non mi spiego come un BRAND abbia potuto fare uno strafalcione tale, dimostrando un’incuria verso il marketing. Che sia un caso di tutta la pubblicità è buona pubblicità? Non so sinceramente, mi pare ci abbiano guadagnato solo gente arrabbiata. Non so proprio, sinceramente mi sembra un errore madornale e dannoso per la loro immagine, boh!

  55. Il fatto che tu abbia scelto di non protestare perché sul mercato non c’è la tua shade di fondotinta è, appunto, una tua scelta e non è che in automatico anche gli altri debbano fare come pensi tu. Se un marchio decide di uscire con un range di fondotinta che includono solo al massimo 4 colorazione di fondotinta per pelle scura, ciò significa che quel brand ritiene che i potenziali compratori saranno solo persone dalla pelle chiara, di conseguenza le altre persone rimaste fuori vengono considerati compratori di serie B. Credo sia alla base della compravendita.
    Esistono problemi ben più importanti su cui riflettere e appunto per questo, quali problemi hanno le aziende a fare qualche colorazione in più cosicché tutti abbiano la stessa possibilità, non ci vedo nulla di male… anzi il brand guadagnerebbe anche soldi in più. Però evitiamo di dire che non lo fanno perché porta dei costi, perché aziende del calibro di Tarte ce ne sono tantissime e il loro fatturato non siamo neanche in grado di immaginarcelo, di possibilità di fare colorazioni in più ne hanno. Eravamo tutte contente che Kat Von D prima e Fenty Beauty poi avessero dato una scossa a tutto ciò. Tu mi dirai: “ma queste marche sono costose”, certo sono d’accordo, allora per prendere un brand vicino a noi, facciamo l’esempio di Maybelline. Non credo sia un brand che faccia la fame, i soldi li ha eppure se ne esce con le solite 5 colorazioni.

  56. Continuò a trovare questa polemica inutile. Ci sono c ose importante e invece di indignarsi per queste ca**te, vai su un altro brand e basta. Non ci vuole molto a capirlo. Secondo me queste persone vogliono farsi conoscere e guadagnare facile solo con la maleducazione invece Chen con un talento.

  57. Io ti consiglio di vedere i canali di Jackie Aina e Alissa Ashley e ti assicuro che non hanno bisogno minimamente di visibilità, come tutti gli altri beauty guru americani che hanno protestato (anche bianchi eh). Hanno tutti ricevuto il fondotinta dall’azienda quindi Tarte ha anche fatto una doppia cavolata inviando i fondotinta con le colorazioni che per loro non esistevano ancora.
    Tu dici di andare su un altro brand, ma qui in Italia se una ragazza di origine africana o asiatica vuole comprarsi un fondotinta NON LO TROVA, è questo il punto, quindi non ha nessuna alternativa. Oltretutto non tutti possono permettersi di acquistare online, se sono alle prime armi e non sanno quale tipo di fondotinta sta bene, che genere di sottotono hanno, etc… spenderebbero anche soldi a vuoto!

  58. Ma ragazze perché é un male minore non significa che non sia un comunque un male. Purtroppo queste piccole cose a volte diventano grandi. Nella società nera, essere scuri di carnagione é sinonimo di bruttezza, per questo motivo milioni di donne africane usano creme schiarenti, cancerogene per diventare piú chiare, questo é il risultato dei media, che hanno inculcato a tutto il mondo che la vera bellezza é quella caucasica, per affermare queste cose ci sono i brand beauty (bellezza) che hanno solo fondotinta chiari. Dai ragazze svegliamoci, di che cosa stiamo parlando? Sono d’accordo che ci potrebbero essere problemi più grandi ma da madre di una bambina nera mi si stringe il cuore che possa crescere con la società possa farla sentire che è brutta a causa della sua etnia.

  59. Più che altro mi continuò a chiedere perché certe piccolezze stanno diventando sempre più importanti mentre le cose importanti sono le più sottovalutate.

  60. MA scherziamo? Non siamo in epoca nazista dove il bianco è la razza suprema. I tempi sono cambiati. Rendiamocene conto!

  61. I tempi stanno cambiando, ma non son cambiati. Perché compagnie come Tarte ancora nel 2018 fanno una gamma di fondotinta di 15 colorazioni fra cui, due sono per pelle “scura”. Siamo ancora in una società che ancora la donna nera é considerata più come opportunista o oggetto, invece che persona. La mia relazione con il mio ex compagno é finita poco tempo fa perché mi ero stancata di essere maltrattata, sminuita ed essere costantemente presa per i fondelli dalla sua famiglia, nel tanto cambiato 2017. Battutine sul colore della mia pelle, sugli immigrati, sulla purezza del Bel Paese. Ma cosa é cambiato? Dimmelo tu

  62. La ristrettezza mentale di alcuni, non deve essere segno che tutti sono così stupidi. Allora anche le donne “bianche” nelle famiglie piu ignoranti vengono trattate ancora oggi come oggetti del padre e poi del marito. Ma mica tutti sono così! Dai su, non appigliamoci al nulla..

  63. La mia era una domanda retorica. In Usa non è successo, ma non mancano i riferimenti e le etichette razziste verso gli italiani: dalla vita di tutti i giorni al mondo dello spettacolo (cinema, tv…)
    La Wycon ha sbagliato sicuramente scelta (pur avendolo pescato dal mondo musicale, ma loro possono gli altri no!) ma trovo ridicolo il loro stracciarsi le vesti e lanciare insulti (razzisti).
    E il bello di tutto ciò è che non si limitano ad insultare la Wycon, ma tutti gli italiani: peccato che io, italiana, non sia la Wycon (nemmeno sapevo fosse italiana, ndr) che non condivido questa uscita infelice (e nemmeno certi altri nomi che utilizzano)

    Gli USA hanno un problema enorme di razzismo, in particolar modo verso i latino americani (ispanici ) ed anche verso altre culture non considerate degne d’essere americane: non ha forse la maggioranza votato per un Presidente razzista?

    Suvvia! Il bue (gli USA) che dà del cornuto all’asino (la Wycon)

    Poi, visto che una parte della mia famiglia ci vive da più di 50 anni posso dire con certezza che gli americani sono MOLTO razzisti verso gli italiani e che i meno tolleranti sono proprio gli afroamericani!

  64. Boh, io ho un’amica nigeriana e tutti questi problemi (e si trucca regolarmente, è sempre perfetta!) non li ha.
    Non so a me sembrano sempre polemiche gratuite.

    Sulla questione Wycon, la scelta è infelice ma alla fine è il titolo di una canzone: perché il cantante può usare la n-word nella sua canzone e la Wycon non può riprendere il titolo della medesima?

  65. No, si stracciano le vesti per un fondotinta e poi la maggioranza vota gente come Trump, esempio vivente del più becero razzismo.

  66. Ci sono molte forme di razzismo che sono altrettanto pesanti senza toccare la pelle.
    Sono forme molto più sottili e cattive e, per me, è la forma peggiore.
    Un fondotinta non è il segnale di non inclusività, sono ben altri i segnali.
    E lo dico per averlo toccato con mano, di persona: non su di me ma su qualcuno a noi caro e vicino e il colore non c’entrava.

  67. Non è perché la tua amica non si fa problemi allora anche tutti gli altri devono fare lo stesso. Bisogna finirla di generalizzare qualsiasi cosa.

    Per quanto riguarda la canzone è come se una persona nera ti dà la possibilità di chiamarla con quella parola e tu poi ti senti libero di chiamare tutte le persone africane con quella parola, non verrà presa da tutti allo stesso modo. Stessa cosa per Wycon.

  68. Perché le persone che hanno molto seguito hanno appunto influenza.
    Io ti consiglio di andare a vedere i loro video, o più semplicemente uno degli ultimi video di GraceOnYourDash dove raggruppa tutti i beauty guru americani che parlano di questa questione.

  69. Ma che discorso è? Può diventare sempre uno spunto per creare una discussione sulla scarsa inclusività in Italia. Non mi sembra che, tra gli stand di grandi brand di make-up, ci siano grandi range di colorazioni.

  70. In parte sono d’accordo Cinzi, ma quello che difficilmente si comprende è che ognuno di noi è diverso e non è detto che a tutte le persone africane stia bene essere chiamati con quel termine dispregiativo, anche se un cantante nero ci ha scritto una canzone. Prima di dare il nome a quello smalto, Wycon avrebbe dovuto fare una ricerca approfondita sul termine, soprattutto in un momento storico particolare come quello di oggi.
    L’America ha le sue gatte da pelare, certo, noi ne abbiamo altrettante e non miglioreremmo mai se non guardiamo noi stessi prima.

  71. Ho letto una parte dei commenti e sono davvero allibita.
    Facile parlare quando non si vive una cosa in prima persona. Vorrei vedere voi a non trovare mai la shade giusta per il vostro incarnato o dover spendere molti soldi per un fondotinta perché spesso e volentieri i brand low cost hanno si e no un paio shades per il vostro colore. È normale che le persone reagiscano così di fronte a una cosa del genere, siamo nel 2018, essere un brand inclusivo dovrebbe essere una priorità. E il fatto che tarte abbia deciso di far uscire le altre colorazioni in seguito é come dare priorità agli incarnati più chiari e poi a tutti gli altri.
    E a dirlo è una ragazza bianca e caucasica. Per quanto riguarda la N word, io capisco che siamo in Italia e che siamo poco sensibilizzati sulla questione, ma é una parola forte, che non andrebbe MAI usata. È molto dispregiativa e prima di usarla bisognerebbe pensarci due volte.
    Ma ripeto é facile parlare quando si è privilegiati.

  72. Sicuramente la Wycon ha fatto una scelta infelice, ma insultare, generalizzando su tutti gli italiani credo non sia altro che una forma di razzismo (quello verso gli italiani ).

  73. Non si fa problemi, nel senso che compra i prodotti adatti alla sua pelle e a quella di sua figlia e li trova senza troppe difficoltà: un tempo meno, negli ultimi 8-10 anni di più.
    Non voglio certo sdoganare l’uso di una parola così disgustosa e non la userei mai, con nessuno.
    Mi sorprende però che, la usino per sé stessi spesso ma si scandalizzino poi se viene (non usata la parola in sé come insulto) ripescata da una loro frase: le persone africane o di origini africane non dovrebbero usarla per primi loro medesimi per evitare proprio queste uscite.
    Imho

  74. Parli anche di fondotinta, correttori, etc… in negozi fisici?
    Non tutti la usano tra di loro, quelli che la usano tra loro non sempre rispecchiano l’opinione di tutti.

  75. Il discorso è questo: In Italia Tarte non c’è, che tu sia chiara o scura la tonalità per te non esiste. Che senso ha per una beauty blogger recensire/parlare di prodotti che le italiane non hanno modo di acquistare? Poco, infatti di Tarte fino a ieri se ne parlava pochissimo e nessuno si preoccupava dei colori dei loro fondotinta. Siccome adesso hanno fatto questo scivolone, ogni youtuber dovrebbe fare un video di protesta anche se non conosce bene il marchio? Se proprio vuoi parlare di inclusività, forse è meglio farlo a proposito di marchi disponibili.

  76. Si in negozi fisici.
    Ci sono negozi tipo “african-market”.
    Lei stessa molti anni fa gestiva un negozio di prodotti di bellezza specifici, tant’è che prendevo anch’io il vero burro di karité

  77. Non la sopporto quella tizia. Sono tutti influencer sn za arte né parte, senza nessun talento con solo maleducazione e presunzione. Non dovrebbero aver etnati followers perché oggigiorno chi ha tanto seguito non significa che è una persona che si merita tanti ammiratori. Invece, nella società del nulla dove le cose più i istupidendo sono le più importanti e viceversa, è così. Odio il genere che insegnano questi tizi.

  78. Però questi negozi non sono presenti in tutte le città. In catene di negozi come Coin o Acqua e Sapone sarebbe più facile, non capisco cosa ci sia di male nel non mettere a disposizione anche prodotti per loro.

  79. Il mio era solo un passaggio a titolo informativo. Ha solo raggruppato i maggiori influenzer americani sullo scandalo Tarte. E’ molto importante raccogliere più informazioni possibile prima di dare la propria opinione, come su qualsiasi cosa.

  80. Vero, bisogna raccogliere informazioni. Anche anche dare o no la propria testa senza farsi influenzare da quello che dice X o Y. Qualità rara oggigiorno.

  81. Tra i primi ad esprimersi contro lo scandalo tartr, c’è stato jeffree star! Proprio non ti riesce di nominarlo quando fa cose buone eh?ti sta proprio sul Groppo…che poi chissà perché. Mi sembra una forma di razzismo anche questa, anzi…sbaglio, questo è PIÙ bigottismo

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