UN GIOIELLO RICCO DI SIGNIFICATO

Un altro elemento che ormai è parte integrante dello stile e della moda occidentale, è la gioielleria. Gli ornamenti portano con sé una grande storia e un significato intrinseco.ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-12-necklace-african-people.jpg

Credits: exploring-africa.com

In alcune tribù, attraverso i gioielli veniva evidenziata la differenza tra i sessi o le classi sociali. Sempre più spesso ormai vediamo, sui colli delle ragazze, grosse collane composte da perline ed elementi dai colori vivaci e spumeggianti.

ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-14-african-necklace.jpgTutorial per la creazione di una collana african style. Via YouTube

Queste ultime iniziarono ad essere utilizzate per la realizzazione degli ornamenti più o meno intorno al quarto secolo, nella zona del Niger, della Nigeria e della Mauritania. Nacque così un vero e proprio commercio di gioielli. Il resto dei popoli africani erano disposti a dare oro, avorio e oli in cambio dei bellissimi ornamenti colorati. ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-13-perline-colorate.jpg


Credits: labottegadiavsi.org

Le perline divennero le protagoniste indiscusse. Ognuna di esse aveva un significato e un valore ben specifico. Ad oggi sicuramente, soprattutto nel mondo occidentale si è perso il messaggio che si celava nei vari gioielli, ma la bellezza rimane invariata nel tempo.ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-15-african-necklace.jpg

Via @Pinterest

Riescono a donare luce anche all’outfit più semplice. Provate ad abbinarle con una camicetta bianca, piuttosto che con un semplice e morbido vestito nero!

I TESSUTI AFRICANI SULLE NOSTRE PASSERELLE 

Quando pensiamo all’Africa, una delle prime cose che ci viene in mente sono indubbiamente i tessuti colorati. ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-17-african-tribù.jpg

Credits: lifegate.it

Nella parte francofona del continente prendono il nome di pagnes. A seconda delle dimensioni, possono essere usati come porta bambino, piuttosto che come indumento.ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-19-people-baby.jpg

Credits: viaggi.nanopress.it

Nell’ultimo caso, il modo di annodare il tessuto può denotare lo stato sociale della donna. Negli ultimi anni, i pagnes hanno varcato i confini africani arrivando sulle nostre passerelle.ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-21-wax-sfilata.jpg

Molti stilisti infatti, hanno deciso di rendere il wax, altro modo di chiamare il tessuto, il protagonista delle loro collezioni.ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-22-wax-sfilata.jpg

Credits: fashionista.com

LA STILISTA STELLA MCCARTNEY VENNE ACCUSATA DI APPROPRIAZIONE CULTURALE

Ed ecco quindi comparire nel nostro guardaroba gonne, vestiti e camicette fatti di tessuti colorati ed elaborati.

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Via @Pinterest

È bellissimo poter creare outfit misti, abbinando magari un jeans ad una camicetta fatta in pagnes, piuttosto che un body semplice con un’ampia gonna colorata!ClioMakeUp-elementi-cultura-africana-18-vestiti-tessuti.jpg

Credits: afrocosmopolitan.com

Se siete amanti dei post curiosi dal retrogusto storico, eccone qualcuno che potrebbe fare al caso vostro:

1) ESSERE INCINTE NEL MEDIOEVO: 9 COSE AGGHIACCIANTI CHE NON SAPEVATE

2) ALLATTAMENTO NEL MEDIOEVO: TANTE CURIOSITÀ E CREDENZE INCREDIBILI

3) BEAUTY ROUTINE ORIENTALI: 8 SEGRETI DI BELLEZZA ASIATICI PER UNA PELLE PERFETTA

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Bene ragazze! Siamo giunte alla fine del post! Vi piacerebbe farvi realizzare dei capi con i pagnes? Cosa ne pensate dello stile rasta? Siete amanti delle grosse collane colorate o preferite dei modelli più semplici? Fateci sapere assolutamente tutto nei commenti!! Un bacione dal vostro Team!

15 COMMENTI

  1. A me viene un grande dubbio quando si parla di queste cose. Incontro culturale o appropriazione culturale? Ad esempio le rastas o le collane hanno dietro tutto un senso religioso, culturale che noi togliamo perché sono belle da portare, ma per loro può essere una grave mancanza di rispetto a le sue tradizioni culturali.

  2. non so, magari cambierò idea in futuro. ma io penso che ci sia semplicemente razzismo vs. omaggio. le culture del mondo si sono influenzate a vicenda dall’alba dei tempi. è vero che i colonizzatori hanno imposto il loro stile di vita, ma oggigiorno molti si sentono ispirati da aspetti che non appartengono alla propria cultura d’origine, e questo favorisce l’integrazione. non sta a noi decidere se è giusto o sbagliato, ma ai popoli interessati. per quanto ne so molti popoli hanno un concetto di ospitalità diverso da quello a cui siamo abituati, e sono probabilmente aperti ad accogliere chiunque voglia approfondire la loro storia, le loro idee e tradizioni. il concetto di appropriazione culturale è al massimo sfruttato dai “big” che stanno dietro all’economia mondiale, che sono una minima percentuale dei produttori. i consumatori sono spesso spinti o dalle mode o dalla curiosità. per me è un concetto che si può applicare più al passato. la blackface potrebbe essere approprazione culturale se allarghiamo il concetto, il permettere alla maggioranza di usare icone e tradizioni della minoranza segregando la minoranza stessa senza dare a quest’ultima il diritto di esprimersi con i propri rituali e tradizioni. non promuovere aspetti di una determinata cultura. anche perchè capisco che da un lato vengano implementati aspetti più simbolisti o esoterici di culture esotiche per far fronte alla logica ferrea del mondo occidentale che è stata impiantata da qualche secolo, ma se ci pensiamo anche i nostri aspetti culturali che hanno radici solide nella superstizione sono state rivalutate: si pensi alle ultime collezioni di D&G. ripeto, capisco il concetto di appropriazione culturale, ma non lo userei per giudicare le azioni delle masse. bensì quelle dei pochi grandi imprenditori che cercano di denaturare le tradizioni di altri popoli per fare ammenda per il passato. il passato è passato, cerchiamo di costruire un futuro migliore come umani, non come razze.

  3. nella mia zona c’è un sarto che arriva dal Senegal. ordina i tessuti da lì. se lo cerchi su facebook si chiama “Colori del Senegal”. non so se sia vicino a dove abiti tu però.

  4. Appunto, io non dico che tutto sia apropriazoone culturale, anzi io credo che il futuro deva venire della convivenza e L’arricchimento culturale. Ma giusto pensando a i grandi brand è quando mi chiedo queste domande. Qualche hanno fa qua in Spagna un brand (non ricordo il nome ma comunque era una disegnatrice di borse conosciuta) ha fatto una collezione di borse bellissime vendendole come qualcosa di originale, invece erano state “rubate” a un grupo nativo guatemalteco, senza rispetto del origine delle decorazione dei tessuti, del senso religioso di quelle borse… di questo parlo, evidentemente no delle ragazzine che si fanno le treccine. Però io penso che quando una cultura adotta elementi di un’altra dovrebbe farlo di forma rispettosa è consapevole che non è solo moda ma che dietro a tanto altro.

  5. concordo. infatti rendendo pubblica la fonte delle ispirazioni si può far conoscere altre culture a chi acquista. purtroppo ci sono molte persone che scambiano l’ispirazione di alcuni per appropriazione culturale, e pensavo che fosse importante dire la mia. in quel caso avrebbero potuto farsi aiutare nella realizzazione da nativi che erano in grado di lavorare la pelle e i materiali del brand e sponsorizzare attività locali se ce ne sono, così il brand poteva prendere un’impronta fair-trade e avere il proprio design carino e tutto. avevo sentito di questa notizia.

  6. Stupende le treccine…sulle ragazze nere.
    So che mi attirero’ qualche antipatia, ma proprio non posso soffrire treccine e rasta sulle persone di origine caucasica. Secondo me non donano e danno un che di trasandato.

  7. Esatto …e’ come se in Asia cominciassero ad usare rosari e crocifissi come ornamento. Che poi gia’ lo faceva Madonna per dire.
    Prova un po’a metterti un Buddha o altro e si incavolano.
    Secondo me si dovrebbe avere un po’ di rispetto per le culture e credenze di altri popoli. Poi lo dico io che mi definisco atea, pero’…

  8. Hmmm… mi chiedo sempre dove finisca la curiosità e dove inizi l’appropriazione culturale.
    Acconciature, abbigliamento, monili e quant’altro, nel corso della Storia hanno identificato i popoli, la loro cultura, la loro religione, il loro modo di intendere la vita e l’interazione delle persone in clan, villaggi, tribù.
    E’ giusto studiare le culture altrui, per capire meglio l’essere “altro” da da noi caucasici, che peraltro abbiamo le nostre ben definite origini, antropologiche e culturali: le stesse che già per esempio in Italia ci insegnano a scuola, leggendo i classici, imparando il latino ed il greco antico.
    Traducendo Cicerone io entro nel mondo dell’antica Roma, ne respiro l’anima, che ha cavalcato i secoli.
    Leggendo l’Iliade o una tragedia di Euripide imparo qualcosa sulla cultura greca, mi imbevo della filosofia, dell’arte del pensiero.
    La stessa cosa per i popoli Africani è tramandare leggende e culti, magari anche attraverso una stoffa.
    I Maori hanno raccontato per secoli la storia delle loro tribù attraverso i tatuaggi: incisi nella pelle con una tecnica particolare (ben diversa da quella moderna) e con disegni specifici, differenti dai tattoo che vediamo sui corpi occidentali.
    L’acconciatura laccata di una maiko è differente da quella di una geisha.
    Le treccine rasta hanno il significato che Clio ha spiegato in questo post.
    Per quanto mi riguarda, io posso ADORARE i kimono giapponesi, ma non ne indosserei mai uno: questo perché non fanno parte del mio background culturale.
    Anche un semplice vestito “parla”, racconta una storia, spiega un ceto sociale: ha un vissuto, insomma.
    Cosa c’entro io con un sari indiano?
    Cosa c’entra un milanese con il tatuaggio di una tribù maori?
    Cosa c’entra un inglese wasp con le treccine rasta?
    Apprezzare una cultura diversa, magari studiandola ed approfondendola, per curiosità personale, per amore del sapere, per meglio capire l’animo dell’amico originario della Nigeria o della fidanzata giapponese, secondo me, non vuol dire scimmiottarli nei vestiti, nelle acconciature, nei monili.
    Io la penso in questo modo.
    Rispetto l’altro, come è giusto che sia: e proprio perché lo rispetto, da caucasica con cultura classica non mi approprio di ciò che non è mio, perché lo svilirei, lo priverei del suo significato, della sua valenza, del suo potere culturale.

  9. premesso che rispetto la tua opinione ed il tuo punto di vista e li condivido in un certo senso, è proprio per quella storia che a me, ad esempio, non sembra così strano indossare un sari o altro. quello che mi piace di meno è l’aspetto tradizionale di una cultura sfruttato con ignoranza. se viene fatto presente che ci si ispira al popolo X, o che un tal vestito è di un determinato popolo ed ha una storia o un significato che sento vicino, mi invoglia ad usarlo. ad esempio non sono buddhista ma ho preso un rosario buddhista ad una fiera. ai tempi non ne conoscevo il significato ma ne rispettavo il valore spirituale. lo tengo come un oggetto prezioso, sto attenta che non si rovini (infatti adesso che si suda non lo metto XD) e quando lo indosso di solito, non so se per effetto placebo o meno, mi rendo conto giorni dopo che quel giorno mi sono sentita meglio, e che tendenzialmente la giornata è andata meglio di quelle in cui non lo metto. dipende tanto dal significato che diamo alle cose. mi va bene apprezzare una cosa perchè è carina, ma sarebbe meglio apprezzarla dandole un valore che vada al di sopra dell’essere alla moda. io noto e ho notato negli anni, che molte ragazze ad esempio che magari hanno amiche che sembrano essere sud-africane hanno le box-braids. magari hanno le mamme che le fanno a tutte le amiche delle figlie e sembrano ben felici di condividere un aspetto del loro Paese natio. o le gothic lolita che mettono appunto i crocifissi senza essere cristiane. io sono così, almeno. mi spiace che magari sembra che voglia impormi, ma sono argomenti di cui ho poche occasioni di discutere 🙂

  10. Raga…. il “piuttosto che” non si usa così – controllate il testo dell’articolo per correggere questo comunissimo (sic!) errore grammaticale!

  11. Quando andai in Africa, 14 anni fa, mi feci le treccine: le ho amate alla follia!! erano comodissime e super belle! anche se dopo, una volta sciolte, i capelli erano un po’ danneggiati, ma pensavo peggio.
    I rasta mi fanno ribrezzo da morire: non si riescono a lavare e non si possono sciogliere! mi sanno proprio da sporco, e mi sembrano le cacche dei gatti….

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