DEPRESSIONE POST ALLATTAMENTO: LA PAROLA ALLA PSICOLOGA GRAZIA SCIARILLO

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Credits: Foto di Unsplash | Laura Fuhrman

Per saperne di più sulla depressione post allattamento, abbiamo rivolto delle domande alla Dott.ssa Grazia Sciarillo, Psicologa-Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico, specializzata in prevenzione, consulenza e trattamento del disagio in età evolutiva.

Cos’è la depressione post allattamento e quando si verifica?

Per i bambini, l’allattamento al seno ha benefici dal punto di vista delle sostanze nutritive essenziali sia dal punto di vista della protezione immunitaria. Dal punto di vista psicologico, l’allattamento materno contribuisce in maniera significativa all’instaurarsi del legame tra madre e figlio; può essere considerato una strada da percorre per acquisire fiducia e sicurezza. Si costruisce una vera e propria danza relazionale tra le fasi attive di suzione e le pause, dove la protagonista è la coppia madre-bambino nella sua espressione di regolazione reciproca. La cesura del cordone ombelicale alla nascita, sancisce il primo grado di separazione madre-bambino, dal momento in cui il neonato (separato fisicamente dalla madre ma non mentalmente) si nutre con il latte prodotto dal seno materno. Nei primi mesi di vita: il latte, il seno, la madre sono vissuti come un unico oggetto dall’infante in una situazione di fusionale indifferenziazione (fase simbiotica della Mahler).

La depressione post-partum è un fenomeno ormai noto che viene facilmente individuato e trattato, solitamente con farmaci antidepressivi. La depressione post-allattamento è un fenomeno poco studiato, attiene al secondo grado di separazione madre-bambino, che coincide con lo svezzamento.

cliomakeup-depressione-post-allattamento-4Credits: Foto di Unsplash | Dave Clubb

Cosa scatta nella mente di una donna che allatta al seno quando il bimbo diventa autonomo, ovvero dopo lo svezzamento quando impara a mangiare la pappa come un adulto?

Durante l’allattamento si alternano fasi attive e pause: la durata delle prime, dipende generalmente dal flusso del latte, mentre la durata delle pause dipende anche dall’interazione con la madre. Le madri nei momenti di pausa tendono a cullare e scuotere leggermente i loro bambini, ad accarezzare l’area intorno alla bocca, a retrarre il capezzolo o la tettarella. I movimenti stimolatori della madre tendono a ridurre la probabilità di una ripresa immediata della suzione. La cessazione dei movimenti da parte della madre aumenta la probabilità di ripresa della suzione.



IL DISTACCO MAMMA-BAMBINO HA INIZIO CON LA CESURA DEL CORDONE OMBELICALE E, IN SEGUITO, CON LA FINE DELL’ALLATTAMENTO AL SENO, CHE PUò SORTIRE LA POCO NOTA DEPRESSIONE POST ALLATTAMENTO

Questo fenomeno è l’esempio più precoce di apprendimento dell’alternanza di turni che avviene fra madre e bambino. Questa danza sarà sicuramente utile nel momento dello svezzamento, in cui madre e bambino dovranno fare i conti con nuovi ritmi.

In quest’ottica, lo svezzamento diventa un passaggio importante perché il bambino che prima si nutriva solo attraverso la madre, volge il suo sguardo verso il mondo: manipola, assaggia, ingoia.

Come in ogni processo psico-biologico, si alternano fasi di regressione e di evoluzione/cambiamento in un tempo funzionale ad un graduale adattamento sia fisico che psichico per mamma e bambino. Il corpo del bambino deve adattarsi alla digestione, assimilazione ed espulsione del nuovo alimento. Mentre la sua psiche deve scoprire il sapore dell’autonomia mischiato al retrogusto di rassicurazione. Anche il corpo della madre deve adattarsi alla novità, riducendo la produzione di latte ai nuovi bisogni. La mamma deve fare i conti con il vissuto di onnipotenza che crolla, lasciando il posto all’autonomia del bambino e all’inserimento di altre figure significative (papà, nonni) al momento del pasto. Questo passaggio è sicuramente caratterizzato da emozioni ambivalenti: la madre da un lato gioisce per i traguardi raggiunti dal bambino (che risponde a bisogni di autonomia), dall’altro, invece, ha nostalgia dei bisogni di dipendenza.

Cosa prova una donna che, d’un tratto, non riesce più ad allattare e a soddisfare la richiesta di latte del proprio figlio?

L’allattamento, a volte, viene interrotto perché finisce il latte, altre volte lo decide il bambino che non sente più il bisogno di attaccarsi al seno. A volte le mamme, se hanno allattato per poco tempo il piccolo, si sentono in colpa pensando di non aver potuto dare il loro latte al bambino. Questo causa uno stato di depressione con pianti e sensi di colpa. Ovviamente se il latte finisce la colpa non è della mamma, che non deve avere rimorsi, perché può nutrire il bambino in altri modi. Anche quando è la stessa mamma a scegliere di terminare l’allattamento prova sentimenti contrastanti. È un momento molto delicato, i cui modi e tempi, quando possibile, andrebbero delineati nella danza di reciprocità madre-bambino. Le mamme che non scelgono la fine dell’allattamento, potrebbero viverlo come un “trauma”, per il distacco da un legame simbiotico unico e irripetibile, che può provocare una sensazione di depressione. Le mamme potrebbero sentirsi smarrite per la perduta intimità, a stretto contatto con il bambino, pelle a pelle. È un vuoto colmo di tristezza e frustrazione per la perdita della “fusione” con l’oggetto primario, che sancisce la fine di un contatto così profondo. Anche se la relazione si evolverà con la fine dell’allattamento, il vissuto di perdita rimarrà presente nel vissuto psichico durante i pasti. Sul cibo saranno proiettate le sensazioni di amore, odio, piacere, rabbia a seconda del tipo di comunicazione presente nella relazione.

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Credits: Foto di Unsplash | Derek Thomson

Quanto dura la fase di depressione post allattamento e come si supera?

L’intimità che si crea durante la poppata è innegabile, ma può essere ricreata anche dopo la fine dell’allattamento. Le mamme per subire meno il distacco dovrebbero ritagliarsi del tempo da passare sole con il proprio piccolo, coccolarlo e riempirlo di tenerezze come dopo la poppata.

Lo svezzamento è un passaggio importante perché rappresenta un cambiamento nella relazione mamma/bambino. Il bambino che prima si nutriva solo attraverso la madre, volge il suo sguardo verso il mondo: lo assaggia, lo ingoia e se ne ciba.

La figura paterna in particolare, se presente, o in generale un’altra figura significativa (nonni, zii) gioca un ruolo chiave per aiutare la mamma a superare il vissuto depressivo post-allattamento. L’entrata del papà/del terzo, è fondamentale perché sollecita e supporta il bambino nella gradualità del cambiamento e nella conquista dell’autonomia, aiutandolo ad uscire dalla simbiosi materna e mettendo ordine nei ruoli nel sistema familiare. In che modo? Aiutando il bambino a tollerare l’attesa e la frustrazione, nella misura in cui realizza che la propria soddisfazione dipende dalla presenza di un altro, diverso da sé. La mamma da oggetto indispensabile deve diventare un oggetto “disponibile”.

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Credits: Foto di Unsplash | Valeria Zoncoll

Il segreto per affrontare il passaggio da allattamento e svezzamento, dal punto di vista sistemico della diade madre-bambino, è quello di considerare il cambiamento come un percorso comunicativo/interattivo in cui sintonizzazione, rottura e riparazione si alternano in modo continuo e costruttivo. La parola chiave è la fiducia della mamma nel bambino, in modo tale metterlo nella condizione di attivare processi di auto-regolazione.

Definire la durata della depressione post-allattamento non è cosa semplice, è sicuramente legata all’equilibro nel sistema familiare del bambino e le relazioni con le famiglie d’origine.

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Tutto questo ci porta al sistema di co-creazione del meccanismo di attaccamento, avente come obbiettivo la protezione della intimità: è la “danza sistemica” fra geni e ambiente, fra persona e sistema di riferimento che sancisce la qualità dello scorrere di tutti i passaggi evolutivi.

Ragazze, non abbiamo ancora finito! A pagina 3 scoprirete le testimonianze di Angela e Francesca del TeamClio. Continuate a leggere il post!

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