Ciao ragazze!

Questo post riguarderà un tema delicato, ma del quale bisogna parlare. Delicato perché psicologicamente pesante e difficile da accettare, ma di cui bisogna parlare proprio per opporsi e contrastare questo orrore. Parlo della violenza, fisica e psicologica a cui tutte le donne sono quotidianamente esposte. Sì, tutte le donne, come dice l’hastag che nel 2014 ha raggiunto 2 milioni di tweet, #YesAllWomen.

Per farlo, vorrei mostrarvi come è importante che personaggi e sedi “insolite” (e vedremo quali), per temi come questi, se ne occupino. E come prima cosa, vorrei parlare della copertina di Febbraio 2015 di Cosmopolitan UK, che mi ha davvero colpito e toccato:

COSMOPOLITAN_COPERTINA_CLIOMAKEUP_VIOLENZA_DONNE

La campagna, ideata da Leo Burnett (la stessa agenzia della pubblicità di Always, #LikeAGirl), mette in copertina una ragazza che sta soffocando per colpa della plastica che, per altro, ricopre il numero della rivista. L’immagine non è generica, ma si riferisce a Shafilea Ahmed, ragazzina anglo-pakistana che a soli 17 anni (nel 2003) è stata soffocata dai genitori per essersi opposta al matrimonio che le avevano combinato.

L’idea è che, aprendo Cosmopolitan, si dia a Shafilea Ahmed una nuova chance per respirare… o meglio: che si dia una chance al mondo interno perché non esistano più ragazze che debbano morire come Shafilea Ahmed, per un loro diritto fondamentale: la libertà.

La campagna è forte e azzardata per il suo impatto ma penso che sia un’idea di per sé geniale e senza dubbio efficace, proprio perché scioccante. Per prima cosa ha reso la storia di questa ragazzina un esempio di ciò che non dovrebbe mai essere accaduto e che non dovrebbe mai più accadere, facendola conoscere a chi, come me, non ne sapeva niente.

Poi è molto chiaro come voglia dare alla stampa, anche “femminile” e “leggera”, un potere e una responsabilità forte: è come se volesse dire che facendo informazione e sensibilizzazione le cose possono effettivamente cambiare.

Senza titoloTutto è cominciato con la campagna #CosmoVotes per sensibilizzare le donne al voto e per sostenere le candidate donne al senato americano.

Mi ha molto stupito che una testata come Cosmopolitan, che di per sé non nasce come un magazine con scopi di impegno sociale, abbia voluto mettersi in gioco in modo così forte ed estremo. Informandomi ho scoperto che da quest’anno la redazione ha dichiarato apertamente di voler inserire nella rivista più contenuti “femministi” e legati alla parità di genere, cambiando così il loro target: lo scopo è, a dire del caporedattore, quello di raggiungere le donne “a cui interessano sia i mascara che il Medio Oriente“.

beyoncé_feministBeyoncé quest’anno durante un concerto ha ballato e cantato di fronte a questa gigantesca scritta “femminista”!

Allargare l’interesse e l’area di discussione a proposito della violenza subìta dalle donne è importantissimo soprattutto perché è in grado di smascherare quella violenza apparentemente minore che si nasconde nelle nostre vite di tutti i giorni. Non bisogna pensare che se la propria società ha ormai “superato” l’era dei matrimoni combinati (cosa ancora diffusissima in tutto il mondo), siamo “salve“.

Un recente studio condotto dalla University of California ha rivelato come quasi il 97% delle donne intervistate abbiano dichiarato di aver, nella loro vita, subito pregiudizi che riguardavano il loro sesso: le donne di colore sono addirittura il 100%. Ecco perchè l’hastag di cui vi parlavo all’inizio ha molto senso, ma probabilmente lo sappiamo già tutte: #YesAllWomen.

yesallwomen13“Perché gli uomini non si scrivono a vicenda che sono arrivati a casa sani e salvi”

Spesso non ci accorgiamo nemmeno noi di essere vittime di un pregiudizio o di aver subito una violenza che non ci spettava. Basta un “perché ti arrabbi??cos’è, hai il ciclo?” detto durante una discussione, oppure dover lavorare il doppio per poter essere considerate “in gamba”, quando per un uomo sembra essere dato per scontato. Oppure ricevere un commento sul proprio aspetto fisico quando invece si stava parlando della propria professione…

Ma ci possiamo dire “femministe“? Cosa vuol dire? E quali sono le altre figure pubbliche che, pur non rivestendo un “ruolo” relativo a quello, si sono spese per la lotta alla cultura misogina e alle violenze sulle donne? Continuate a leggere il post.