Ciao ragazze!

Vi ricordate la foto che ho pubblicato di recente del lip balm di Too Faced dalla forma fallica? Dopo quella “scoperta” mi sono messa a riflettere e mi sono accorta che i messaggi subliminali (ma anche decisamente espliciti) sono parecchio diffusi nel mondo del make-up. Visto che si tratta di un argomento molto ampio, dividerò questo post in due parti: in questa prima parte vi darò una visione più generale del marketing sessuale, mentre nella seconda mi concentrerò sul make-up! 

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“Non so cucinare. A chi importa?”

Ma andiamo con ordine e iniziamo con un po’ di storia:

Il sesso in pubblicità si basa su un’idea molto semplice, ovvero che non c’è niente di meglio di un riferimento all’immaginario erotico per attirare l’attenzione e vendere un prodotto; il massimo della controversia viene raggiunto quando l’oggetto in questione non ha assolutamente nulla a che fare con la sessualità, per cui l’immagine o lo slogan spinti restano fini a sé stessi. Un esempio? Già nel 1871 la marca produttrice di tabacco Pearl adornò le confezioni con il dipinto di una donna mezza nuda, unicamente per attrarre la clientela maschile:  

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Nel 1910 anche la Woodbury Soap, produttrice di saponi per donne, decise di puntare sull’amore e l’intimità per risollevarsi dopo un periodo di crisi, utilizzando pubblicità che mostravano coppie in atteggiamenti romantici, volendo quasi sottintendere che anche le consumatrici dei loro prodotti si sarebbero trovate in scenari simili:

291163216_fbc5c4afed Woodbury_s Facial Soap -1915A 18woodburysoapMolte di voi sorrideranno di fronte a queste immagini così ingenue se paragonate a quelle a cui siamo abituati oggi, ma sono sicura che per l’epoca si trattasse comunque di trovate fuori dagli schemi.

Andando avanti con gli anni sono crollati molti tabù e i riferimenti al sesso sono diventati sempre più espliciti, legati al messaggio che un brand vuole diffondere.

Un esempio interessante è il marchio italiano di intimo Roberta, diventato famoso grazie a pubblicità che mostrano il lato B di una modella (prima Michelle Hunziker, poi Nina Senicar). La particolarità in questo caso è che le consumatrici del prodotto in questione sono donne, mentre il messaggio si rivolge più che altro agli uomini:

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Calvin Klein ha voluto spesso giocare sui contrasti tra innocenza e sensualità, utilizzando per le proprie campagne ragazze giovanissime. Le più controverse? Nel 1979 l’allora quindicenne Brooke Shields indossava dei jeans della marca chiedendo: “Volete sapere cosa c’è tra me e i miei Calvin? Niente.”

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Altrettanto contestate le immagini di Kate Moss seminuda nelle campagne per il profumo maschile Obsession, nel 1995, con tanto di video ricco di sospiri:

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Altri brand, invece, puntano sul connubio tra sesso e violenza; criticatissima la pubblicità di D&G con un chiaro riferimento a uno stupro di gruppo:

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In altri casi il messaggio che viene trasmesso è che un prodotto ci renderà più attraenti agli occhi dell’altro sesso:

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Infine esistono prodotti e pubblicità che vogliono essere semplicemente maliziosi, spesso in modo ironico; proprio questi saranno al centro della seconda parte di questo post! 🙂 Quindi ragazze se volete saperne di più dovrete aspettare qualche giorno! 🙂

E ora, visto che il post fa parte della categoria “riflettiamo insieme”, vorrei che mi diceste la vostra opinione! Trovate che queste pubblicità siano offensive o riuscite a guardarle con distacco? Le criticate o le trovate incisive? Sicuramente molte di queste restano ben fisse nella mente…