“Cose Da Non Chiedere” è un programma che dal 21 maggio è in onda su Real Time. L’occasione è stata la Giornata Mondiale dell’Accessibilità e l’idea del format viene da un analogo programma australiano. A condurlo è invece il giovanissimo Giacomo Mazzariol, autore di Mio fratello rincorre i dinosauri (Einaudi 2016), libro-caso sul rapporto con il fratello Gio, “che ha un cromosoma in più”.

L’idea è quella di rompere i pregiudizi combattendone la causa: l’ignoranza. Sono stati individuati alcuni “gruppi” di persone vittime di cliché e discriminazione: persone di bassa statura, obesi, immigrati dall’Africa, transgender, persone sulla sedia a rotelle, persone con la sindrome di Down, musulmani, Rom.

Vogliamo parlarne perché ci è sembrato un format intelligente: togliere buonismi e pietismi per mostrare che l’unica cosa che conta è la persona e non la patologia, la condizione, la cultura o l’etnia. Sapete quanto attraverso questo blog abbiamo sempre cercato di diffondere questo ideale per cui colori, preferenze, sessi, condizioni e caratteristiche fisiche siano indifferenti rispetto al valore, lo spessore, l’interesse di una persona. E quindi eccoci qui a scoprire quali sono le risposte alle “cose da non chiedere”!

C’è anche qualcosa relativo al beauty, promesso 🙂 !

ClioMakeUp-cose-da-non-chiedere-real-time-pregiudizi-discriminazione-programma-tv at 10.40.20Una risposta a questa domanda è stata “faccio il tifo per la Juventus” 🙂


COM’È NATO “COSE DA NON CHIEDERE” E COS’È

You Can’t Ask That è un programma australiano. Vengono raccolte in forma anonima domande dal web relative alle persone che la nostra società identifica come “diverse”: i “troppo” bassi, i “troppo” grassi, i “troppo” scuri… e così via.

Le domande devono essere quelle “scomode”, quelle che la buona educazione imporrebbe di non fare

Le domande devono essere quelle “scomode”, quelle che la buona educazione imporrebbe di non fare. Quelle che vengono in mente ai bambini che non hanno ancora abbastanza filtri. Quelle che, se non ricevono risposta, diventano fantasticherie, luoghi comuni. In una parola: pregiudizi.

“Perché i Rom rubano?”, “Obbligheresti tua figlia a indossare il velo?”, “Perché sei trans? Non ti bastava essere Gay?”. Queste sono alcune delle domande che sono arrivate ai focus group della versione italiana di quel programma d’oltreoceano. Cose Da Non Chiedere vuole spiegare la differenza tra il rispetto e il buonismo. Tra la bellezza e l’indifferenza.

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E per farlo usa la voce di Giacomo Mazzariol, un ragazzo che a 18 anni ha pubblicato un video su YouTube in cui fingeva di intervistare il fratello Gio, affetto dalla sindrome di Down, in un colloquio di lavoro. Il video diventato virale si è trasformato in un’occasione che Giacomo ha saputo cogliere: quella di raccontare il fratello in un libro, diventato altrettanto celebre e premiato.

“Signore, perché al supermercato lasciate che mio fratello salti la fila?”

Anche in quel caso il messaggio era semplice e rivoluzionario: “Signore, perché al supermercato lasciate che mio fratello salti la fila?”. Un intento di gentilezza che si trasforma in discriminazione per colpa di ignoranza e pietismo: questo è quello che insieme a falsi miti, credenze assurde, paure e razzismi si vuole combattere dando voce ai meno ascoltati.

Abbiamo voluto riassumervi alcune domande e risposte per noi importanti da conoscere, sperando di incuriosirvi e di mostrarvi alcune cose che abbiamo imparato anche grazie a questi video.

PERSONE DI BASSA STATURA – TI DÀ FASTIDIO ESSERE CHIAMATO “NANO”?

Tra gli interrogati, ci sono “le persone di bassa statura”. Detto brutalmente: i nani. “Ma ti dà fastidio essere chiamato ‘nano’?”: da questa prima domanda, si capisce già tutto. Le risposte sono infatti variegate: sì, no, forse.

Ma tutte coerenti e d’accordo su una cosa: “dipende da come lo si dice”. Perché se c’è una cosa che non si perde avendo qualche centimetro in meno è l’ironia. “Come bisogna chiamarti allora?”: “Andrea”, “Paola”… con il loro nome, insomma.

“Perché quando mi guardate, ridete?”

Ironia che non ha niente a che fare con l’essere “ridicoli”. “Perché quando mi guardate, ridete?” chiede Antonella, come a voler restituire al pubblico una domanda “da non chiedere”.

“Una volta sdraiati siamo tutti uguali” è una delle risposte, invece, alle domande sul sesso. Un solo rimpianto per Andrea: “Mi piacerebbe fare sesso sulla lavatrice. Una bella centrifuga a mille giri. Però, come fo?” 🙂

MUSULMANI – SOGNI LA LEGGE ISLAMICA IN ITALIA?

“Secondo me la Costituzione Italiana è perfetta”. Così risponde Hind, una (bella) ragazza con il velo, durante una puntata. “L’unica cosa che sogno è che la nostra religione venga riconosciuta”, aggiunge Maria, con un bel caschetto di capelli neri.

“Hai fame durante il Ramadan?”
“Mi mancano i trucchi”

“Hai fame durante il Ramadan?” la risposta che ci ha fatto sorridere di più è stata, ridendo, “mi mancano i trucchi”. 🙂

“Ma obbligheresti tua figlia a mettere il velo?”: proprio ieri abbiamo letto molti commenti sotto a un nostro post in cui si parlava di make-up e hijab che imputavano alle cosplayer islamiche “incoerenza” perché mettono in mostra loro stesse pur preoccupandosi di coprire i capelli.

“In adolescenza mi è stato detto che il velo avrebbe messo in risalto il lato culturale e intellettuale della donna. Questa idea mi è parsa così poetica che ho detto ‘che bello il velo!’”: così dice Sara, una ragazza che ha scelto di indossarlo.

“Anche se i genitori insegnano la religione, ognuno ha poi la libera scelta”; “se Allah ci ha dato la possibilità di scegliere se credere o non credere, figuriamoci se non ci ha dato la libertà di applicare quella regola o non applicarla”. E non solo: il velo sì e il burka no, aggiunge Hind, incalzata da Mohamed che dice sono “tradizioni che non c’entrano con l’Islam”.

“Il corano parla del velo, non del burka”

L’accordo è raggiunto sul fatto che nessuno rispetterebbe un tal precetto, se fosse una regola che si “odia”, che dà fastidio. E infatti, non tutti seguono tutto alla lettera: “Dio mi perdonerà se ho fatto sesso, mangiato il maiale e bevuto l’alcol. Avrà più problemi a perdonare chi ha compiuto le stragi”, conclude Shady.

PERSONE CON LA SINDROME DI DOWN – TI SENTI DIVERSO DAGLI ALTRI?

La sindrome di Down è un esempio lampante di quando si parla di diversità. Ma è giusto che sia così? Abbiamo mai chiesto, a chi ne è affetta, se si sente così “diverso”?

“non siamo diversi da nessuno”

Se la sua identità è piegata sulla sua sindrome? La risposta, nel gruppo intervistato è corale: “No” – o meglio: sì, alla luce del fatto che lo siamo tutti, diversi. Se invece si pensa ad una “diversità nell’amare, nello sperare, allora no: non siamo diversi da nessuno”, dice Cristina.

Ma la domanda più toccante, che entra più in profondità è “Qual è la cosa più bella di avere un cromosoma in più?”. Le risposte sono uniche e insegnano tantissimo – e lasciamo che siano loro, nel video, a raccontarvele.

IMMIGRATI DALL’AFRICA – SEI VENUTO A RUBARE IL LAVORO AGLI ITALIANI?

Le domande tra le più scomode, forse paradossalmente, sono quelle rivolte agli immigrati dall’Africa. E anche nelle risposte si celano le storie che risultano tra le più agghiaccianti, nonostante la civilissima Europa, nonostante il 2017.

“Tu sei nera, e allora per prima cosa, sei una prostituta: è sbagliatissimo”

“Quando entro in un ristorante, vedo gli uomini toccarsi le tasche e le donne prendere la borsa, come se fossi arrivato per rubare”, dice rammaricato Modou.

“A volte entro nei negozi e mi dicono ‘qui non c’è niente per lei’, mi sento poco gradita”, racconta Marie Therese.

“Tu sei nera, e allora per prima cosa, sei una prostituta: è sbagliatissimo”, lamenta Awa.

E poi una nota beauty, che abbiamo già detto e ripetuto mille volte sul blog 🙂 : sono tutti d’accordo nel dire non solo “mi abbronzo eccome”, ma anche “e guai se non metto la crema!!”.

Gli obesi si sentono in colpa per la loro obesità? I Rom rubano i bambini? Chi è sulla sedia a rotelle fa sesso? I trans non potevano essere gay e basta? Per le risposte, continuate a pag. 2!