Tutti cerchiamo la felicità, ma con quanta consapevolezza? È davvero una meta concreta o solo un’idea che rincorriamo, spesso senza sapere bene cosa significhi?

In un mondo che ci bombarda di promesse, aspettative e standard, la felicità sembra diventare più un obbligo che un’esperienza autentica. Siamo sicuri che quello che inseguiamo corrisponda davvero al nostro sentire? O rischiamo, invece, di confondere la felicità con ciò che gli altri si aspettano da noi?

In questo post della sua rubrica sul Blog ClioMakeUp il Dottor Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva ci accompagna in una riflessione lucida e profonda su un tema tanto comune quanto sfuggente. Un viaggio tra desiderio, identità, dolore, inganno e verità, per riscoprire cosa significa (davvero) essere felici. Lasciamo subito la parola al Dottor Femia. 

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FELICITÀ: UNA PAROLA UNIVERSALE, UN SIGNIFICATO PERSONALE

Tutti cercano di raggiungere la felicità, ma quanta consapevolezza c’è in questa ricerca? Possiamo sistematizzare il pensiero su questo tema?

Quando diciamo che vorremmo essere più felici, sappiamo davvero cosa intendiamo dire? Cosa conosciamo di questo argomento su cui tanto si scrive e dibatte e su cui tutti hanno un’opinione? Quanti tipi di felicità ci sono?

FELICITÀ E DESIDERIO: UN LEGAME PROFONDO, SPESSO FRAINTESO

Sembra abbastanza evidente che la felicità sia connessa col desiderio, per prima cosa. Si dice anche che per essere felici basti poco e che la felicità sia sempre quasi dietro l’angolo, ma spesso non è così semplice.

Ma la felicità, in alcuni casi, può anche diventare una condanna: devi fare di tutto per essere felice, anche a costo di soffrire ed essere infelice, per questo. Ed ecco il paradosso.

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E poi, a volte, la felicità si confonde con la paura, si nasconde, e le riesce molto bene farlo: questo nascondino dapprima diverte, ma spesso confonde e annienta.

La felicità è uno stato mentale e quando lo vivi spesso sfugge, mentre se cerchi di raggiungerlo rischi di non trovarlo. Si dice che ognuno abbia una sua felicità, che la felicità cambi per ognuno e che ognuno la processi a proprio modo.

COSA SIGNIFICA ESSERE FELICI?

Ma quindi, in sostanza, cosa significa essere felici? È possibile che, a volte, confondiamo la felicità col compiacimento di aspettative sociali, di affermazione, di successo?

Talvolta si persevera nella ricerca del raggiungimento del potere economico, per esempio, illudendosi di poter risolvere i propri dilemmi e le proprie sofferenze raggiungendo tale obiettivo. Fraintendimenti, questi, ordinari, che ci portano a pensare in modo quasi automatico senza sviluppare coscienza rispetto ai reali ingredienti della nostra unica felicità!

L’IMPORTANZA DELLA SOGGETTIVITÀ

Perché, magari, la verità è proprio che ogni felicità è unica, che ogni appagamento passa per canali soggettivi e differenti valori di riferimento. Forse possiamo realizzare noi stessi seguendo traiettorie che siano cucite ad hoc, che siano solo nostre, speciali, e dunque senza strade predefinite e traguardi troppo condivisibili.

La felicità la piangi di notte quando pensi di averla persa, solo perché non senti la beatitudine costante a cui aspireresti.

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La felicità si tramanda: non è genetica, ma certamente è influenzata da una certa familiarità alla contentezza oppure all’esatto contrario, un’abitudine al dispiacere.

Una cosa è certa: la felicità si manifesta solo nell’assenza dell’angoscia che attanaglia.

CERCARE LA FELICITÀ DEGLI ALTRI

E quando cerci la felicità dell’altro? Questo gratifica, ma, in alcuni casi, questa ricerca altruistica finisce per bendarti, sequestrarti.

coppia-felice-uomo-donna-cucinaCredits: Foto di Adobe Stock | Stratford/peopleimages.com

La felicità talvolta è una canaglia. Uno stato che in qualche senso ti inganna: quando pensi di averla raggiunta, lei sparisce e tutto toglie. Quando, invece, pensi che a renderla possibile sia semplicemente l’assenza di dolore, la felicità diventa una tenaglia.

LA FELICITÀ NON È UNA META, MA UN CAMMINO PERSONALE

La felicità ti sveglia di notte quando non riesci a definirla.

La felicita è una freccia che viene da fuori e che arrivando dentro di te ti accende il cuore.

La felicità è un cammino, non una meta. Una ricerca che resta come sospesa nel tempo, tra ciò che sei e ciò che potresti diventare.

Letture consigliate:

Turchese: Non meno di sette di Giuseppe Femia.

Firma

Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva (APC), Socio Sitcc – Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.

Se siete interessati ad altri post del Dottor Femia, non perdetevi:

1) DESIDERI AL CONTRARIO: IL RAPPORTO TRA DESIDERI E PAURA

2) NARCISISMO: LE CAUSE EMOTIVE DA RICONOSCERE E I FALSI MITI DA SUPERARE

3) ADOLESCENCE: LA RECENSIONE DELLA MINISERIE TELEVISIVA NETFLIX

Speriamo che questo post del Dottor Femia vi possa essere utile per riflettere sul concetto di felicità. Condividete il post con tutti coloro a cui potrebbe essere utile. Un bacione dal TeamClio!

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