Il bullismo non è un gioco. Non è una semplice fase da superare, né un episodio isolato che si risolve con il tempo. È una forma di violenza, spesso silenziosa, che può avere un impatto devastante sulla salute mentale e sull’autostima di chi ne è vittima.

I dati ci dicono che sempre più giovani subiscono atti di bullismo e cyberbullismo in modo sistematico e continuativo, con conseguenze che vanno dall’ansia alla depressione, fino a gravi forme di isolamento e sofferenza psicologica. Eppure, troppo spesso, il fenomeno viene minimizzato, ignorato o trattato come se fosse parte naturale della crescita.

In questo post della sua rubrica sul Blog ClioMakeUp, grazie alla guida esperta del Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva, esploriamo perché è fondamentale riconoscere il bullismo per quello che è: una dinamica relazionale dannosa che richiede ascolto, strumenti specifici e interventi tempestivi. È arrivato il momento di ripensare radicalmente come si affronta questo tema, soprattutto nei contesti scolastici: serve più consapevolezza, ma anche più azione. Perché la vera prevenzione inizia quando scegliamo di non restare indifferenti. Lasciamo subito la parola al Dottor Femia.

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IL BULLISMO UCCIDE?

Il caso di Paolo, un ragazzo di 15 anni che si è tolto la vita come conseguenza di ripetuti atti di bullismo subiti, ha scosso la comunità e l’opinione pubblica italiana, sollevando, una volta di più, importanti questioni sull’impatto di questo fenomeno sulla salute mentale e sul benessere delle vittime.

Anche quando non arriva a risultati tragici ed estremi come questo, gli effetti del bullismo sulla psiche e sull’autostima di chi lo subisce sono sempre molto intensi: si possono osservare atteggiamenti di ritiro, depressione e comportamenti di auto -punizione e auto -condanna.

I DATI E LE CONSEGUENZE DEL BULLISMO

Secondo l’Osservatorio Indifesa (la più importante indagine a livello nazionale su Violenza e stereotipi di genere, bullismo, cyberbullismo e sexting), il 63% dei giovani italiani ha subito episodi di bullismo e il 19% di cyberbullismo.

ragazzo-triste-cellulare-cyber-bullismoCredits: Foto di Adobe Stock | Myboys.me

Le conseguenze sono gravi perché quasi sempre l’impatto rischia di essere potenzialmente devastante per la salute mentale di chi lo subisce, con esiti che vanno dalla perdita di sé a severe forme di ansia e depressione, fino ad arrivare, nei casi più estremi come quello di cui parlano oggi tutte le cronache, appunto il suicidio.


Episodi di bullismo ripetuti, come quelli subiti dal giovane Paolo sin dall’infanzia, innescano un senso di fragilità e impotenza con credenze nucleari di Sé come persona poco amabile e disprezzabile. Questo terribile caso riaccende i riflettori sul bullismo e reclama attenzione e sensibilizzazione.

È MOLTO IMPORTANTE SENSIBILIZZARE ANCORA SUL TEMA, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE

La domanda è: il suicidio di Paolo può essere considerato una diretta conseguenza del bullismo da lui subito? La preside della sua scuola ha dichiarato che non erano arrivate denunce formali e che Paolo partecipava alle attività contro il bullismo.

bambina-scuole-triste-bullismoCredits: Foto di Adobe Stock | Pixel-Shot

Cosa è mancato, cosa si è perso nel corso del tempo, nella storia di questo ragazzo? Sembra evidente che sia ancora molto importante cercare di sensibilizzare ancora di più sul tema la comunità scolastica, facendo passare le iniziative da generiche informative a un più concreto e pensando di fornire un supporto tempestivo ed efficace alle vittime.

LE VITTIME DI BULLISMO HANNO BISOGNO DI UN AIUTO BEN SPECIFICO E SPECIALISTICO

Le vittime di bullismo, infatti, hanno bisogno di un aiuto ben specifico e specialistico: per superare la situazione e ripristinare una psicologia sana avranno necessità di sostegno psicologico con terapia e psicoterapia.

Il silenzio e la mancanza di forza per denunciare e affrontare la situazione di bullismo fanno nascere nelle vittime sentimenti di ‘inaiutabilità’. Si osservano sviluppi dolorosi e vissuti indelebili di sconforto e sfiducia dopo esperienze prolungate di bullismo subito. Sentimenti di vergogna e convinzioni di non essere degni di amore e conforto si strutturano da parte di questi eventi.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Myboys.me

Le conseguenze, dunque, possono essere gravi in termini di salute mentale, ma anche in termini di vite perse: per questo dal dibattito è necessario passare, velocemente, a misure concrete per prevenire e contrastare il bullismo, promuovendo un’atmosfera più rispettosa per tutti, ma nel frattempo strutturando gli ambienti in cui i giovani vivono e rendendoli immediatamente più reattivi quando si evidenziano situazioni di bullismo agito e subito.

BISOGNA RIVEDERE IL MODO IN CUI SI PENSA E SI PARLA DEL BULLISMO

Bisogna anche rivedere il modo in cui si pensa, e si parla, del bullismo, imparando anche gli adulti a non sottovalutare, ignorare, svilire quello che a volte passa sotto i loro occhi e che viene spesso rilevato troppo tardi.

Vediamo come:

  • Il bullismo non ha nulla a che vedere con il gioco;
  • Il bullismo non è un dolore evolutivo da attraversare che forma il carattere;
  • Il bullismo non serve ad esercitare la resistenza e la mascolinità;
  • Non tutti siamo resilienti!

Firma

Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva (APC), Socio Sitcc – Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.

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Ragazze, speriamo che questo post del Dottor Femia vi possa vi possa essere utile per riflettere su questo importante argomento: condividete il post per poterlo diffondere il più possibile. Un bacione dal TeamClio!

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