Cinque secondi, il nuovo film di Paolo Virzì, è un viaggio emozionale nel cuore del lutto e della solitudine, che mette da parte il tono ironico a cui il regista ci aveva abituati per abbracciare uno sguardo più crudo, autentico e profondamente umano.
Protagonista assoluto è Valerio Mastandrea, in un’interpretazione intensa e misurata, nei panni di un uomo spezzato dalla perdita e incapace di perdonarsi. In questa recensione firmata dal Dottor Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva, esploriamo i temi psicologici più profondi del film: il dolore, la colpa, la rinascita, la paternità ferita e la potenza trasformativa dell’incontro umano. Una lettura sensibile e appassionata, che offre una chiave d’accesso nuova alla pellicola, andando oltre la superficie per svelarne il significato più autentico. Siete curiose? Lasciamo subito la parola al Dottor Femia.
Credits: @visionfilmdistribution Via Instagram. La locandina del film
CINQUE SECONDI, LA TRAMA
Paolo Virzì firma un film maturo e sensibile, che rinuncia allo schermo potente dell’ironia e del sarcasmo, spesso usato dal regista per non ‘scoprire’ sé stesso fino in fondo. Il risultato è una pellicola intensa, che crea profonda empatia con lo spettatore.
Cinque secondi è la storia di un uomo, Valerio Mastandrea con una perfetta ‘maschera’ da misantropo tormentato, che, dopo aver fallito come padre, vive come un eremita in una cascina in campagna. Quando la sua solitudine viene violata da un gruppo di giovani che vogliono coltivare la terra – che pensano sia di tutti – il mondo di quest’uomo viene capovolto di nuovo, e dalla gravidanza di una giovane con cui riesce a legare, in lontananza balugina la speranza di una seconda possibilità per la vita relazionale e sentimentale del protagonista.
CINQUE SECONDI, LA RECENSIONE DEL FILM DI PAOLO VIRZÌ
Il film è una efficace rappresentazione cinematografica del senso di colpa altruistico che attanaglia e deprime. Si assiste al congelamento come reazione alla paura difronte a un evento così terrifico che il protagonista non riesce a muoversi – si blocca e proprio quella sensazione, quel suo impedimento sembra costargli la responsabilità. Pochi secondi di esitazione ed ecco la condanna e la responsabilità di un tragico evento. Un uomo ispido come la sua barba lotta con la perdita.
La perdita, infatti, e l’angoscia della perdita incalzano il protagonista, che non riesce a fare i conti col senso di colpa: non c’è accettazione, solo un’aspirazione all’espiazione, una risposta depressiva che evidenzia il tracciato tra colpa e tristezza meritata. La perdita, la colpa, riguardano il protagonista nel suo ruolo di padre, e il tema della paternità, infatti, si impone durante tutta la pellicola, complementare ma saliente come referente affettivo indispensabile. Da qui partono e scorrono emozioni intense: tristezza, rabbia, ansia fra conflitti, pregiudizi e orgoglio.
NEL CORSO DEL FILM IL LUTTO VIENE ELABORATO DAL PROTAGONISTA
Ma nel corso della trama il lutto, che fino ad un certo punto aveva ‘bloccato’ l’esperienza vitale del protagonista, arriva ad essere elaborato grazie a un nuovo scopo che torna a sprigionare nuova energia motivazionale.
Un gruppo di giovani alternativi – idealisti – irrompe capeggiato da una baronessina assertiva e anticonformista. Un’amica collega, esuberante, nasconde un dolore con istrionismo. E allora dal dolore, il lutto si trasforma con consapevolezza in un cambiamento esistenziale che richiede resilienza e adattamento.
Credits: @visionfilmdistribution Via Instagram. Una scena con Valerio Mastandrea, protagonista del film
L’INCONTRO TRA ADRIANO E MATILDE PORTA LA POSSIBILITÀ DELLA RINASCITA
Soprattutto l’incontro tra Adriano (Valerio Mastandrea) e la giovane Matilde (Galatéa Bellugi), che porta in sé letteralmente la possibilità della rinascita, è la scintilla che riavvia un motore emotivo che era spento da molto tempo, ma evidentemente non ancora del tutto senza speranza.
La vita riparte anche quando tutto sembra fermo, immobile, ormai perso. E soprattutto riparte quando un nuovo scopo si presenta ai nostri occhi, quando rivediamo un obiettivo appagante che possa indicare una nuova prospettiva, un rinnovamento.
Il perdono psichico spesso ci aiuta ad uscire da una condanna esistenziale. Praticarlo e riceverlo diventa appunto salvifico. Non si tratta di un perdono di ispirazione cattolica, ma di un atteggiamento di empatia e compassione psicologica verso i nostri errori e le difficoltà altrui.
Firma
Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva (APC), Socio Sitcc – Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.
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Ragazze, speriamo che questo post con la recensione del Dottor Femia di Cinque Secondi, il nuovo film di Paolo Virzì vi abbia incuriosito e interessato. Condividete il post con tutti gli amanti del cinema che conoscete. Un bacione dal TeamClio!
































































