Avete mai sognato di avere una bacchetta magica e di poter esprimere un desiderio certo di vederlo realizzato? La scena sembra uscita da una fiaba, ma se ci fermiamo a riflettere sul serio, sapremmo davvero cosa chiedere?
Spesso pensiamo di conoscere i nostri desideri, ma in realtà siamo influenzati da modelli esterni, regole implicite, aspettative familiari o sociali. Eppure, come ci spiega il Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva, c’è una profonda differenza tra ciò che desideriamo e ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
In questo post della sua rubrica sul Blog ClioMakeUp, esploriamo il mondo del desiderio da una prospettiva psicologica: come distinguere i desideri autentici da quelli indotti, quali domande porci per far emergere ciò che conta davvero e in che modo la consapevolezza può diventare la nostra vera bacchetta magica. Siete pronte? Lasciamo subito la parola al Dottor Femia.
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E SE AVESSI UNA BACCHETTA MAGICA?
Conosciamo davvero i nostri desideri, sappiamo da soli cosa ci potrebbe rendere felici? Se ne avessimo la possibilità, saremmo in grado di riconoscere e quindi conquistare la nostra felicità personale?

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Nel nostro immaginario fantastico ognuno vorrebbe avere una bacchetta magica. Ognuno vorrebbe esprimere un desiderio con la certezza che si possa avverare. Ma se domani davvero incontrassi un mago e ti chiedesse di esprimere un desiderio con la certezza di poterlo realizzare? Quale sarebbe? La domanda sembra semplice, quasi da favola. Ma se la prendiamo sul serio ci accorgiamo che non lo è affatto.
TUTTI PENSANO DI SAPERE COSA DESIDERANO, MA SPESSO NON È COSÌ SCONTATO
Infatti, tutti pensiamo di sapere cosa desideriamo, ma, invece, spesso desideriamo qualcosa in modo opaco, senza essere in grado di dare un nome a quello che potrebbe renderci più felici o più sereni? Desideriamo ‘un qualcosa’ di indefinito, di vago, di non realmente esplicabile.
Roberto desidera avere successo.
Anna desidera essere amata.
Carlo desidera sentirsi appartenente.
Ognuno ha un proprio scopo e a volte i bisogni hanno origine nella nostra personale storia affettiva, ma molto spesso ci inganniamo pensando di avere già in mente il nostro sogno: una carriera di successo, più denaro, un grande amore, più tempo, più libertà. Perché in effetti, se proviamo ad andare in profondità, ci accorgiamo che questi desideri sono generici, a volte nebulosi, o magari solo presi in prestito dall’immaginario comune o dalle aspettative degli altri.
A VOLTE I DESIDERI SONO CONFUSI CON LE REGOLE E LE ASPETTATIVE SOCIALI E CULTURALI
A volte, infatti, si confondono i propri desideri con quelle che sono quasi delle regole o delle aspettative sociali e culturali: perché succede questo? Una delle spiegazioni riguarda il contesto attuale in cui siamo tutti indiscriminatamente intrappolati: il mondo dei social, per esempio, spesso ci induce – senza che nemmeno che ne accorgiamo – a desiderare qualcosa che possa garantirci approvazione da parte di quel mondo stesso.

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Ma, probabilmente, il nostro bisogno reale si colloca proprio all’opposto di questa finta appartenenza a un mondo virtuale, e invece richiede intimità e scambio autentici, reali.
CIÒ CHE DESIDERIAMO VS CIÒ DI CUI ABBIAMO BISOGNO
A questo proposito, la psicologia spiega come i DESIDERI non sempre coincidono con i nostri BISOGNI AUTENTICI. Si tende a rincorrere quello che, una volta trovato, riempie solo un vuoto momentaneo, e non ci si interroga abbastanza su cosa sia davvero necessario per restituire serenità e un senso di vera completezza.
Come ci rappresentiamo, dentro di noi e autenticamente, la felicità? E che rapporto intercorre fra la felicità e i nostri desideri? E quale tra i desideri e i reali bisogni? Tante domande, ci vorrebbe davvero una bacchetta magica per rispondere a tutte.
LA BACCHETTA MAGICA
Immagina questa scena: domani incontri davvero un mago. Ti guarda negli occhi e ti chiede di esprimere un desiderio, con la certezza assoluta di poterlo realizzare. Quale sarebbe per te questo desiderio?
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La vera sfida non è, quindi, trovare la bacchetta magica, ma imparare a riconoscere dentro di noi ciò che conta davvero: i valori che orientano le nostre scelte, le relazioni che ci nutrono, i gesti quotidiani che ci restituiscono identità e direzione. Un tema che richiama anche il libro “Turchese – non meno di sette”, dove la figura del mago diventa metafora di catarsi e trasformazione interiore. Un invito a guardare oltre il desiderio immediato, per scoprire ciò che davvero può farci rinascere.
LE DOMANDE GIUSTE
La domanda più importante ora è inevitabile: se anche il mago realizzasse il nostro desiderio, saremmo davvero felici?
Quello che ci si dovrebbe chiedere, quindi, non è “cosa vorrei ottenere subito, se potessi?”, ma piuttosto: “se davvero tutto fosse possibile, chi vorrei diventare? E quale vita mi farebbe sentire in pace con me stesso?”.
Perché il desiderio più potente non è avere tutto, ma imparare a scegliere ciò che ci assomiglia. Forse, se incontrassimo davvero un mago, scopriremmo che la sua vera magia non è realizzare i nostri desideri, ma aiutarci a riconoscerli.
Perché la felicità non nasce da ciò che otteniamo, ma dalla chiarezza con cui impariamo a desiderare.
Se vuoi provare a capire qual è il tuo “vero desiderio”, chiediti:
- Quali momenti della mia vita mi hanno fatto sentire davvero me stesso?
- Cosa mi darebbe energia ogni giorno, anche senza applausi o riconoscimenti?
- Se non dovessi dimostrare nulla a nessuno, cosa sceglierei?
Spesso la risposta non sta in un desiderio spettacolare, ma in una direzione di vita. È lì che la nostra “bacchetta magica interiore” può davvero guidarci.
Firma
Dott. Giuseppe Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva (APC), Socio Sitcc – Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.
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Ragazze, speriamo che questo post del Dottor Femia vi possa far riflettere su ciò che desideriamo. Condividete il post con tutti coloro con cui vorreste condividere questa riflessione. Un bacione dal TeamClio!






























































