I film non sono solo una narrazione. Sono un mix di immagini, voci, musiche, atmosfere. Ecco perché chi lavora alla fotografia fa il film quanto chi si occupa dei dialoghi o dei costumi. Già, i costumi.

Chi ha un minimo di sensibilità verso la moda, e la intende come il modo più sfacciato e insieme intimo per esprimere se stesso, sa bene che a determinare un personaggio non saranno solo le sue azioni, ma anche il modo in cui si muove, le sue espressioni, l’accento e, naturalmente, l’aspetto.

Ecco che allora, alcuni dettagli del suo abbigliamento, del trucco o del parrucco, diventeranno, dopo un film, un vero e proprio simbolo di un certo carattere, se non proprio di un vissuto o un episodio.

Basti pensare al caschetto con frangia di Mia Wallace, al tubino nero di Holly Golightly: al cinema sono nate vere e proprie icone, in grado di influenzare la moda quotidiana di tutti noi.

Ma se abbiamo le idee molto chiare per quanto riguarda i film che ormai hanno fatto la storia, che dire di quello che il cinema ci ha mostrato dal 2000 in poi? Quali sono stati i film più stilosi e influenti degli ultimi 17 anni?

Ne abbiamo selezionati 19, da Moulin Rouge a Jackie, passando per Memorie di una Geisha e Django. Sperando di far sognare le appassionate e ispirare qualcuna che magari è a caccia di qualche bel film da guardare in queste calde serate estive, vi lasciamo al post!!!

ClioMakeUp-filme-stilosi-costumi-vestiti-moda-2000-cover.001DI GIARRETTIERE E CORSETTI: MOULIN ROUGE (2001)

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Hey sista, go sista, soul sista, flow sista / Hey sista, go sista, soul sista, go sista”… E siamo subito nel mulino più famoso del mondo: il locale di cabaret più hot di Parigi, nel pieno del periodo della vie bohème.

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Kylie Minogue e il suo cameo in qualità di “Fatina Verde”, allucinazione da assenzio.

A rubare la scena è Nicole Kidman al suo meglio: lunghi boccoli ramati e abiti-gioiello, è la dea della notte del quartiere a luci rosse. Le scene sono spettacolari, i costumi di ogni comparsa, un capolavoro: il merito è di Catherine Martin e Brigitte Broch, costume designer e scenografe dello sfavillante capolavoro di Baz Luhrmann.

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ClioMakeUp-filme-stilosi-costumi-vestiti-moda-2000-91L’atmosfera tra l’esotico, il parigino più puro e il moderno look da soubrette ha colpito la moda, naturalmente, e, nell’anno di uscita del film, il The Guardian notava come i magazine di moda fossero impazziti per lo stile “fine-de-siècle chic” e come gli stilisti avessero fatto (ri)comparire bustier, tulle, tutù, strass &co, non a caso, sulle loro passerelle.

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PRATICAMENTE GUCCI: I TENENBAUM (2001)

Erano passati quasi 15 anni dall’uscita del capolavoro di Wes Anderson quando sul Corriere.it ancora veniva evocata Margot Tenenbaum come principale ispirazione per la prima collezione donna di Alessandro Michele per Gucci.

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Ciò è reso possibile dal fatto che Gwyneth Paltrow ha in quell’occasione interpretato un personaggio destinato e diventare iconico, così come il resto dell’indimenticabile cast: Anjelica Huston nei panni della stramba Etheline, Ben Stiller con l’ormai inconfondibile tuta Adidas rosso fuoco, fino a Luke Wilson, con l’immancabile fascia di spugna e il cowboy-Owen Wilson, che oltre che attore è co-sceneggiatore dell’amico e ex-coinquilino Wes Anderson.

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Karen Patch, per realizzare tutti questi look entrati nella storia, si è avvalsa di infinite influenze, citazioni, ispirazioni. Margot, per esempio, è basata su un vecchio film di Peter Sellers, The World of Henry Orient, con la sua pelliccia vintage, i mocassini e la Birkin di Hermès marrone.

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In più, l’abito in jersey di Lacoste è il primo che il brand abbia mai realizzato a righe, voluto così dalla costumista. Da allora, è diventato un classico per il marchio del coccodrillino.

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A COLORI MA IN BIANCO E NERO: CHICAGO (2002)

Colleen Atwood è una leggenda ad Hollywood. Fedele nello staff di Tim Burton, vanta lavori eccezionali come Chicago di Rob Marshall: i ruggenti e fotogenici anni ’20 sono i protagonisti di questo film che, seppur a colori, sembra una pellicola in bianco e nero per quanto riguarda la fotografia, il make-up e i costumi.

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Unico dettaglio ad emergere sempre: il rosso – del sangue, dei rossetti, di alcuni dettagli sapientemente studiati da Colleen Atwood. Vi ricordate poi quanto siano importanti gli abiti per la parte che riguarda il processo? Il personaggio di Richard Gere punta tutto sull’aspetto della propria cliente, Renée Zellweger, per rendere il suo caso un successo innanzitutto mediatico. Ovviamente, ci riesce.

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UN PO’ BRUCE LEE UN PO’ COMICS: KILL BILL (2003)

Chiunque sia stato giovane nel 2003 ha sognato (o posseduto) le Asics Onitsuka Tiger gialle e nere che Uma Thurman indossa nel film, insieme all’iconica tuta gialla ispirata a Bruce Lee.

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Con Kill Bill Trantino è tornato a fare Pulp e la trilogia della sposa a caccia di vendetta è la più “fumettosa” che abbia mai realizzato. Non a caso, allora, i look sono tutti pensati per rimanere inconfondibili: da Elle Driver, l’infermiera con l’occhio bendato, così “disegnata” da avere un trench in trompe oeil – inevitabilmente Moschino –, alle sopracciglia di Pai Mei, fino ai look elegantissimi di O-Ren.

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ALLA CONQUISTA (IMPOSSIBILE) DELL’ORIENTE: MEMORIE DI UNA GEISHA (2005)

Chicago iniziava con un poster strappato sul muro, esattamente come Memorie di Una Geisha, entrambi frutto della collaborazione tra Rob Marshall e Colleen Atwood.

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Un aneddoto: i dice che dopo l’uscita del trailer del film, un’anziana signora fosse rimasta talmente abbagliata dallo stile del film, ma inviare all’attrice protagonista, Zhang Ziyi, un baule pieno di kimono appartenuti al suo passato da geisha.

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“Credetemi, l’arte del kimono è davvero complessa – così la costumista premio Oscar ha dichiarato a Entertainment Weekly – e quello che ho imparato è una minuscola parte di ciò che un vero esperto sa a riguardo”.

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TRA LE BRIOCHE E LE CONVERSE ALL STAR: MARIE ANTONIETTE (2006)

Marie Antoinette di Sofia Coppola è un film basato principalmente sui costumi e sulla colonna sonora. Non perché la storia o la regia abbia delle lacune, ma perché queste sono piegate su quelle: gli abiti e lo stile di Marie Antoinette dicono sul suo personaggio più di quanto Kirsten Dunst non dica con le sue battute e la colonna sonora esprime al meglio il contrasto tra l’universo emotivo della regina adolescente e l’aspetto sfarzoso e impostato di Versailles.

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Milena Canonero, costumista italiana che ha vinto l’Oscar con questo film, ha poi avuto l’idea geniale di riprendere i contrasti musicali in alcuni dettagli dei costumi, come le Converse All Star lilla diventate iconiche, nascoste dietro i piedi della delfina di Francia, durante quella che possiamo chiamare “una sessione di shopping a domicilio”.

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Lo stesso vale per le acconciature e il make-up, indimenticabili, che hanno dato il via alla linea di trucchi firmati Ladurée e ad alcuni trend come i capelli rosa bon-bon.

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TRA SEX AND THE CITY E CENERENTOLA: IL DIAVOLO VESTE PRADA (2006)

Immancabile e imperdibile, il mitico Il Diavolo Veste Prada, dove vediamo una strepitosa Meryl Streep dei panni di una pseudo Anna Wintour, cattivissima e stilosissima direttrice della rivista di moda n°1 al mondo.

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Stanley Tucci, nei panni dell’assistente cinico, sarà la fata madrina che trasformerà la Cenerentola-Anne Hathaway da “la ragazza sveglia e grassa” all’assistente del boss che “tutte vorrebbero essere” – o quasi.

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Guardando il film ci si perde nei dettagli e nei riferimenti modaioli che solo una vera appassionata può riconoscere al 100%. Non a caso la costumista è stata Patricia Field, nome leggendario da quando si è occupata degli abiti di Sex And The City, ancora oggi la serie più fashion di tutte.

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Volete vedere l’abito PERFETTO? Quello che non vi toglierete più dalla testa??? Allora è il caso che continuiate a leggere il post…! Indizio: è verde, di seta, e lo indossa Keira in una scena hot… qualcuna ha capito?? 🙂