Ciao a tutte!

Oggi affrontiamo un tema non poco ostico. Ci riferiamo al significato delle parole Cruelty-Free – e tutto ciò che comporta. Si sa che c’è una legge che vieta in Europa il test sugli animali per quanto riguarda gli ingredienti utilizzati dalle case cosmetiche, ma insieme esiste un simbolo che certifica il prodotto come Cruelty-Free. Perché? Esistono brand non-Cruelty-Free nonostante ci sia una regolamentazione europea? Quali sono le marche di make-up mainstream, quindi più famose e reperibili, davvero Cruelty-Free? E anche senza essere per forza vegan o delle attiviste particolarmente impegnate, si può evitare di usare prodotti testati sugli animali o comunque conformi allo Standard “senza crudeltà”, continuando a fare shopping da Sephora? La risposta è sì e nel post vi spieghiamo tutto, facendo un po’ di chiarezza!

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I TEST – COSA SONO

Allora, iniziamo con la teoria (abbiamo preso le info dal dettagliatissimo agireora.org per poi verificarle ulteriormente su altre fonti).

I test sugli animali per ingredienti cosmetici sono molto invasivi e, secondo alcune fonti, sempre letali. Si tratta di test legati alla tossicità che possono essere somministrati per l’intera durata della vita dell’animale oppure durante la gravidanza per testare eventuali danni sulla prole.

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COME SI FA SENZA TEST SUGLI ANIMALI

Alcune di voi potrebbero pensare che in effetti sarebbe meglio mettere in pericolo la vita di una cavia, piuttosto che dover rischiare “eventuali danni sulla prole”. Non dovete temere a riguardo: ovviamente l’Unione Europea non ha dato via libera alla vendita di prodotti cosmetici non testati affatto.

Produrre e vendere cosmetici in UE è molto difficile proprio perché i controlli sono serrati e la normativa è molto intransigente. Con la legge che vieta i test sugli animali (che presto vi spieghiamo nel dettaglio) si è “semplicemente” (mettiamo le virgolette perché semplice non è) incentivata la ricerca di metodi alternativi per i test dei vari ingredienti.

ClioMakeUp-Cruelty-free-cosmetici-prodotti-make-up-skincare-creme-capelli-test-coniglio-suzi-grapefruitCredits: CrueltyFreeKitty

Se un ingrediente non può dimostrare di non essere in alcun modo dannoso (e si intende tossico ovviamente, non semplicemente comedogeno) non potrà essere utilizzato o venduto in alcun modo. Quindi, insomma, la sicurezza è al primo posto e sempre garantita.

L’EVENTO – IL DIVIETO, LE ECCEZIONI E I DUBBI

La data X è l’11 marzo 2013. Prima di allora un ingrediente sviluppato per il campo della cosmetica poteva essere testato su animali, a patto che i test fossero eseguiti fuori dai confini dell’Unione Europea – in quanto i test sugli animali per ingredienti cosmetici in UE sono vietati già dal 2009.

Quindi in Europa non possono essere venduti i prodotti che contengono qualsivoglia ingrediente sviluppato per il campo della cosmesi testato sugli animali in qualunque parte del mondo. Chiaro no?

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Beh, questo implica due cose: 1) possono quindi essere utilizzati nei prodotti cosmetici ingredienti testati sugli animali che sono stati sviluppati per altri ambiti, come quello farmacologico o alimentare 2) gli ingredienti che sono stati testati prima del 11 marzo 2013 si possono ancora usare e 3) se un brand vende in tutto il mondo e non solo in UE può naturalmente fare test sugli animali per la vendita di ingredienti che faranno parte dell’INCI di altri loro prodotti, venduti in altre nazioni.

Capito perché ogni tanto lo stesso brand ha in vendita prodotti diversi in base ai vari paesi e perché certi prodotti in Europa non arrivano e non arriveranno mai?

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Inoltre, come ben sanno le più sensibili di voi, la Cina addirittura naviga controcorrente: per poter vendere un prodotto cosmetico è obbligatorio aver testato il prodotto finito sugli animali.

ClioMakeUp-Cruelty-free-cosmetici-prodotti-make-up-skincare-creme-capelli-test-animali-cina-mac.jpgIl sito di MAC China

Se un brand vende in Cina, allora, potrà vendere in Europa solo i prodotti che non contengono ingredienti non conformi allo Standard Cruelty-Free – ma questo non lo rende un brand Cruelty-Free.

LE POLITICHE CHE SI POSSONO ADOTTARE

Quindi, chi è sensibile al tema, cosa può fare per non usare prodotti realizzati a spese della sofferenza o della vita degli animali? Tutto dipende ovviamente da una propria scelta e da quanto intransigente vuole essere. Noi vi proponiamo vari scenari:

1) Accettare il fatto che, comprando prodotti cosmetici in UE, si possa essere certe di non star acquistando prodotti che contengano ingredienti testati per la cosmesi, sugli animali. Si può essere d’accordo con i test sugli animali in altri ambiti e quindi accettare che l’industria cosmetica sfrutti ingredienti testati da altri, per i propri scopi.

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2) Informarsi circa i prodotti cosmetici che non contengono nessun ingrediente testato sugli animali, nemmeno quelli studiati per gli ambiti farmacologici ecc. ecc., concentrandosi quindi sui singoli ingredienti dei singoli prodotti, ma accettando che, magari, lo stesso brand possa vendere altrove altri prodotti non conformi allo Standard Cruelty-Free.

3) Acquistare solo da brand (auto-certificati) che dichiarano di non usare mai, per nessun mercato, ingredienti o prodotti finiti testati sugli animali. In questo caso però può essere accettato che il tal brand faccia parte di una multinazionale che possiede altri brand che non sono conformi a questa politica.

Ma se questo non basta? E soprattutto, la volete una lista chiara di brand famosi che sono effettivamente Cruelty-Free (e vi spiegheremo in che termini)? Allora girate pagina!