Ciao ragazze!

Nel post di oggi scopriremo tutti i segreti dell’abbronzatura senza sole, ottenuta con l’utilizzo di lampade, spray che colorano la pelle e contouring. Si tratta di pratiche diffusissime in America e nei paesi meno fortunati dal punto di vista climatico, mentre mi sembra che in Italia ci sia ancora molta confusione sull’argomento; vediamo insieme in cosa consistono questi metodi, ma soprattutto cerchiamo di capire se fanno bene alla pelle e sono effettivamente preferibili al sole.

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L’abbronzatissima Barbie Malibù, entrata in produzione nel 1971

Vi avevo già raccontato la “storia dell’abbronzatura” in passato, ma è utile riutilizzarla come punto di partenza. Fino ai primi anni del ‘900 gli ideali di bellezza occidentali prevedevano la pelle bianca come il latte; il motivo non era puramente estetico, ma rifletteva soprattutto la condizione sociale della persona. L’abbronzatura, infatti, caratterizzava contadini e manovali, abituati a trascorrere le loro giornate sotto al sole lavorando duramente, mentre i nobili e i ricchi mostravano il loro status privilegiato sfoggiando una carnagione pallida, schiarita ulteriormente grazie a ciprie e impasti di piombo e arsenico.

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Se ci pensate, oggi la situazione è completamente ribaltata: escludendo i fortunati che vivono sul mare, potremmo dire che si abbronza chi può permettersi vacanze in luoghi esotici, mentre resta bianco chi è costretto a passare l’estate a lavorare!

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Intorno agli anni ’20 si iniziarono a studiare i benefici dell’esposizione solare sul corpo, e l’elioterapia si affermò per la cura di tubercolosi, lupus e rachitismo; a far diventare l’abbronzatura una moda, però, ci penso Coco Chanel, che sempre in quel periodo si procurò una bella ustione durante un viaggio in Costa Azzurra. Rientrata a Parigi con un colorito dorato, scatenò l’invidia delle sue clienti, affascinate dallo stile di vita della stilista. Quattro anni più tardi apparvero i primi volti abbronzati sulle pagine di Vogue, legittimando la tintarella una volta per tutte.

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Il trend proseguì per decenni: i costumi da bagno diventavano sempre più ridotti, le gonne si accorciavano mostrando gambe abbronzate, e addirittura già negli anni ’50 furono lanciati i primi autoabbronzanti, che lasciavano la pelle terribilmente arancione. Dobbiamo a quegli anni anche l’invenzione di un prodotto molto caro a tutte noi, il bronzer, che nel 1963 fu usato abbondantemente sulla splendida Elizabeth Taylor per impersonare Cleopatra.

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Gli appassionati della carnagione scura passavano ore e ore ad arrostire in spiaggia, in montagna o nel giardino di casa, ricoprendosi di olio e aiutandosi con gli “specchi” in carta stagnola; all’epoca non ci si preoccupava dei danni del sole, e i risultati sono ancora visibili sul corpo delle nostre mamme e nonne, sotto forma di lentiggini e macchie.

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Alla fine degli anni ’70 iniziarono a diffondersi i lettini solari: a quel punto i medici avevano dimostrato i pericoli dell’abbronzatura, e i solarium erano stati pensati come l’alternativa “sana” all’esposizione. Purtroppo ci volle un po’ di tempo per capire che anche i lettini sono estremamente dannosi per il nostro corpo: non è certo una sorpresa, ma ormai sappiamo bene che i raggi ultravioletti aumentano il rischio di contrarre melanomi, carcinomi e altri cancri della pelle, oltre a causare invecchiamento precoce, rughe, macchie e perdita di elasticità.

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Le linee d’espressione precoci di Lindsay Lohan

In molti paesi bisogna avere più di 18 anni per accedere a questi servizi, perché la minaccia del cancro è ancora più forte per gli adolescenti. Sinceramente non ho le competenze tecniche per stabilire se un uso occasionale delle lampade può essere accettabile, ma facendo qualche ricerca ho visto che molti studi scientifici affermano che bastano poche sedute per un potenziale danno permanente. Ovviamente non voglio scatenare allarmismi, ma dato il numero consistente di lettrici e lettori di questo blog, mi sento in dovere di informarvi sulla questione, nella speranza che qualche esperta tra di voi possa offrire ulteriori chiarimenti.

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