Pa gravidanza e il parto nel Medioevo erano vissuti in modo molto diverso rispetto ad oggi, e non sono moltissime le notizie giunte fino a noi, perché si trattava di argomenti, paradossalmente, tabù. Anche se la maggior parte delle donne affrontavano molte gravidanze, era convinzione comune che fossero questioni di competenza esclusivamente femminile, e gli scrittori (perlopiù uomini) non trattavano spesso questi temi.

Le stesse donne venivano spesso considerate poco più che “incubatrici”, e questo faceva sì che venisse attribuita loro la piena responsabilità della buona riuscita della gravidanza, della salute e persino del sesso del bambino.

Girovagando sul web e leggendo alcuni romanzi ambientati nel Medioevo abbiamo raccolto alcune agghiaccianti consuetudini delle donne incinte nel Medioevo. Se l’argomento affascina anche voi, scoprite di più andando avanti a leggere!

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#1 CAPIRE DI ESSERE INCINTE AL QUINTO MESE

Non essendoci test di gravidanza affidabili, le donne spesso avevano la certezza di essere incinte solo quando sentivano il bambino muoversi nel loro ventre, intorno al quinto mese, quindi.

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“Strano! Pensavo di essere solo gonfia!”

L’assenza di mestruazioni, infatti, non era considerata una prova, dato che poteva essere dovuta a varie cause, come malnutrizione, malattie, allattamento al seno di altri figli e via dicendo. In alternativa, c’erano dei test di gravidanza piuttosto inaffidabili, come esaminare il colore delle urine o miscelarle con il vino.

#2 IL RISCHIO DI MORIRE ERA DIETRO L’ANGOLO

Per una donna, una gravidanza e quindi un parto costituivano un grosso rischio per la propria vita; difatti alcune facevano testamento. Abbiamo letto in varie fonti che all’incirca una donna incinta su tre moriva per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. cliomakeup-essere-incinte-nel-medioevo-3-morire

IN GRAVIDANZA SI SAPEVA DI DOVER AFFRONTARE DOLORI ATROCI DURANTE IL PARTO, E CHE NON POTEVANO ESSERE ALLEVIATI IN ALCUN MODO

Tuttavia, avere figli era considerato lo scopo principale della vita delle donne, reputate in tutto e per tutto inferiori agli uomini, e tutta la faccenda ricadeva esclusivamente sulle loro spalle.

Anche se tutto fosse andato bene, partorire significava comunque dover sopportare un dolore fisico molto intenso che non poteva essere in alcun modo alleviato dagli antidolorifici che conosciamo oggi: una sofferenza associata al peccato originale di Eva nel giardino dell’Eden.

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#3 L’ALIMENTAZIONE ERA DETERMINANTE

Si sapeva che la dieta della donna incinta poteva avere pesanti conseguenze sul feto… ma non nel modo a cui pensiamo noi! Ad esempio, molti pensavano che alcuni cibi o bevande potessero influenzare il sesso del bambino: all’epoca non si aveva idea che fosse lo sperma maschile a determinarlo. Come dicevamo, ogni responsabilità era attribuita alla donna.

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In particolare, nel testo del XV secolo Regime Pregnantium si dice che, per dare alla luce un maschio sano, le donne avrebbero dovuto mangiare cibi “caldi e asciutti”. Secondo l’autore, infatti, questi sarebbero riusciti ad annullare le qualità inferiori della donna e a trasformare il feto in un figlio maschio “robusto e sano”.

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Si pensava che la stitichezza potesse soffocare il bambino e, viceversa, che la diarrea potesse “espellerlo”. Esiste un testo del XV secolo, The Distaff Gospels, che esamina le scelte culinarie della donna incinta, e alcuni dettagli sono abbastanza divertenti: ad esempio non bisognava mangiare teste di pesce oppure il bambino sarebbe nato con la bocca troppo appuntita, o teste di lepre per evitare il labbro leporino. Un cibo piccante avrebbe addirittura potuto “bruciare” gli occhi del bambino. Al di là di alcuni curiosi divieti, c’era l’idea che una donna incinta dovesse cedere alle sue “voglie”, oppure il bambino avrebbe potuto risentirne.

#4 LE PUNIZIONI PER LE DONNE INCINTE

ERA IL FETO AD ESSERE PROTETTO, NON CERTO IL SUO “CONTENITORE”

Abbiamo letto che alcune legislazioni per le donne accusate di crimini (in Francia e in Inghilterra) prevedevano di rinviare le punizioni corporali finché non fosse accertato che la persona fosse incinta, o dopo il parto.

Insomma, il feto era visto generalmente come un soggetto da proteggere dal punto di vista giuridico: infatti in alcuni contesti le donne di bassa estrazione sociale potevano godere di alcuni benefici, come vitto e alloggio in ospedali di carità. Questi atti caritatevoli erano però temporanei e legati solo allo stato di gravidanza.

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Allucinante non trovate? Ma non è ancora finita. Preparatevi, ragazze, perchè a pagina 2 troverete altre 5 cose dell’essere incinta nel Medioevo che vi faranno accapponare la pelle!