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Forum HEY CLIO! CHIEDI A CLIO Mascara Dark love

Mascara Dark love

Topic iniziato da
sassolina , ultimo intervento di
sassolina, 11 mesi, 2 settimane fa
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  • #241961
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    è tutto scritto nei regolamenti che ti ho segnato. procedure, metodi, attrezzature… se poi non ti fidi delle frasi dichiarate in etichetta compri il prodotto e lo fai analizzare in modo privato, da un laboratorio accreditato pagando l’analisi.
    trovi tutto là, basta spulciarlo, come ogni legge.
    se vuoi cose eco-bio sai benissimo meglio di me che di marche ce ne sono tante. e credimi che quel palmitico è in quantità infinitesimali. altri prodotti sfruttano di più quell’acido grasso che non deriva solo dall’olio di palma (tra le altre cose). ognuno è libero di scegliere come comportarsi e cosa comprare, se preferire la parte eco-bio alla resa o accettare un compromesso discreto.

    la maggior parte degli ingredienti oggi utilizzati in fin dei conti sono stati inseriti nelle liste inclusive europee spesso a seguito di test su animali degli anni e decenni passati. se volessi fare un ragionamento del genere dovresti prendere ogni singolo componente, andarti a studiare la sua storia e decidere se accettarlo o no. e per ogni ingrediente deve essere indicata, per legge (o non potrebbe essere usato), la dose minima tossica, la letale e la efficace, così come le dosi giornaliere accettabili e via dicendo. sono info che ritrovi nelle schede di sicurezza dei singoli componenti, per legge.

    ricordo inoltre che per avere quelle certificazioni ufficiali servono almeno 3 anni, dopo avere fatto domanda presso un’OdC ufficiale riconosciuta nazionalmente o internazionalmente, per la certificazione e nei quali si è strettamente controllati. non sono cose immediate che arrivano da un giorno all’altro. quindi se anche lei avesse iniziato la pratica, prima di 3 anni (minimo) non potrebbe esporre il marchio. ma nel frattempo lei sarebbe obbligata a produrli come se avessero il marchio, pena il decadimento della procedura.

    e comunque, provate a scrivere direttamente ai produttori e contattare il servizio clienti. ho segnato i riferimenti normativi più importati apposta, altrimenti non mi avreste creduta. non risponderò più sia per il fatto che non voglio alimentare altra polemica, sia per il fatto che non devo difendere nessuno nè tantomeno giustificare l’operato altrui di cui non conosco nulla… perchè non me ne viene nulla in tasca. il mio era un ragionamento in base alla normativa vigente e in base alle mie conoscenze e competenze tecniche. faccio presente che io prodotti commerciali cosmetici non ne compro più da 5 anni e passa, ma lavoro tutti i giorni in un campo affine e faccio parte degli OdC, quindi certificazioni, marchi e via dicendo. è un mondo che reputo conoscere discretamente bene.
    ma da quello che ho letto il parere altrui vi interessa relativamente, soprattutto se diverge dalle vostre convinzioni personali. non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

    Buona giornata

    #241985
    NicleriParticipant
    Messaggi: 70

    Non è questione di non voler sentire, è questione di essere sicuri (almeno per quanto mi riguarda) di non sovvenzionare la vivisezione acquistando prodotti non certificati. Non è una questione di opinioni. Onestamente non ho idea del tempo che richiedano queste certificazioni, ma, allo stato attuale delle cose non avendo questa sicurezza, io non compro. Il mio non è un problema di allergia o di occhi sensibili, o make-up eco-bio, il mio è un problema etico. L’unica cosa che mi interessa è che non sia stata perpetrata alcuna crudeltà sugli animali per produrre questi cosmetici. Questo non è un forum animalista, o vegan, è strapieno di prodotti che non sono cruelty free, quello che non accetto sono le diciture che (al momento, se le certificazioni sono state richieste) non vogliono dire nulla, che però sono ingannevoli per il consumatore poco esperto, e questo è peggio.
    Proverò a scrivere a Clio e al suo team chiedendo delucidazioni in merito a questa faccenda.

    #242020
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    nicleri, le certificazioni che vuoi tu necessitano di almeno 3 anni. 3 anni in cui l’azienda viene sottoposta a controlli frequenti, i fornitori sono sottoposti a controlli frequenti, o devono comprovare la propria certificazione, il prodotto viene venduto e deve essere venduto oltre ad essere prodotto come se avesse già il marchio.
    sono cose lunghe costose e puntigliose. basta un niente per trovarsi col culo a terra (passami il termine), avere perso soldi e nona vere il marchio.
    in genere viene messo il cruelty free perchè hai fornitori cruelty free delle materie prime o perchè lo fa fare da un’azienda terza che ha ottenuto la certificazione per altri prodotti (quindi lavora in regime di cruelty free per tutte le sue commissioni, obbligatoriamente). non so se sono riuscita a spiegarmi.
    sono pochissime le aziende che si fanno i cosmetici in casa. la maggior parte elabora il prodotto internamente e poi si avvale di ditte terze per la produzione. quindi ti ritrovi la stessa glicerina nella crema di dior, chanel e nel mascara essence (per farti un esempio terra terra).

    #242025
    NicleriParticipant
    Messaggi: 70

    Ok, lo so che è così come dici tu, infatti ho chiesto a Clio e/o al suo team se la certificazione c’è o almeno è stata richiesta. Anche perchè, come ho letto sul sito, lei ha iniziato questo progetto anni fa, quindi magari sono già a buon punto con le procedure.
    speriamo! e speriamo che mi rispondano!

    #242043
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    anni fa il prodotto non era in produzione. la pratica vera e propria parte una volta che inizia la vendita. puoi iniziare ad informarti su come si fa, ma il tutto parte ufficialmente dal primo giorno di messa in vendita

    #242299
    Marty2Participant
    Messaggi: 197

    Ciao Nicleri. Ho letto la conversazione e sono d’accordo con GocciaDelMare. anzi è stata più chiara di quanto non lo sia stata io. Ribadisco solo quello che ho detto di là: la certificazione dà la certezza ma se un prodotto non è certificato non significa che non rispetti il cruelty free. Le certificazioni sono a pagamento e richiedono tempo e, come ho detto prima e come ha detto GocciaDelMare, l’azienda di Clio è piccola e appena nata ed ci sta che non voglia investire su una certificazione al momento o che comunque, ora come ora, non ce l’abbia.

    #242302
    NicleriParticipant
    Messaggi: 70

    Certo, sono ovviamente d’accordo con te. Non è detto che un’azienda senza certificazione non sia cruelty free, ma non ne abbiamo la certezza.
    Ti faccio una domanda io ora, se il cruelty free è garantito dalla legge come dite voi, che senso ha dichiararsi tali? Perchè scrivere che tutti i prodotti di questo brand sono cruelty free se in Europa sono tutti così, che bisogno c’è? Sarebbe un’ovvietà. E tutti quelli che si certificano? Tutti che hanno voglia di buttare tempo e soldi?
    Comunque per rientrare nello standard ci si può anche autocertificare producendo una documentazione in tal senso. Ed è gratuita. E’ solo una questione di volontà.

    #242333
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    strategie di mercato.
    scrivono una cosa ovvia per attirare l’attenzione, avendo determinati requisiti (io credo che l’azienda terza che glieli produce abbia la certificazione lav per altri prodotti di altre marche, quindi tutta la sua produzione ricade in quelle pratiche manifatturiere).
    è un po’ come il discorso del nichel (che per legge dal 2006 non deve essere aggiunto volontariamente nel prodotto finale, tollerata una presenza max fino a 5 pmm, i soggetti allergici hanno reazioni da 2-3 ppm in su). la dicitura nichel free è scorretta, la veritiera è nichel tested. ma è caldamente consigliato di non superare 1 ppm (e fidati che si attengono tutti a questo limite, raramente mi sono trovata davanti a quantità maggiori di nichel e solo per cosmetici contraffatti). solo che scrivere “nichel free” aumenta le vendite e di non poco.
    fino a che non ci sarà una legge sanzionatoria, europea o quantomeno nazionale, per queste diciture scorrette nel mercato non è possibile intervenire.

    richiedere una certificazione del genere si va oltre i 15-20 mila euri. e ogni anno per mantenerla sono altri 5mila circa. conta che se sgarrano (documentazione, archiviazione, produzione, materie prime con fornitori, compresi i contenitori etc…) la certificazione è sospesa e in casi gravi revocata. merita ad un’azienda appena nata che non sa come andranno le vendite? se fosse la tua rischieresti? saresti disposta in una ditta piccola a dedicare una persona o a pagare un consulente perchè ti gestisca tutti gli incartamenti, ti faccia la selezione dei fornitori, ti risistemi formule che vanno bene ma che con la certificazione vanno rimodificate? saresti disposta ad aumentare i prezzi finali perdendo parte dei clienti?
    noi, a chi ci chiede consulenza (andando contro i nostri stessi interessi nel breve periodo), diciamo di provare a iniziare come se avessero la certificazione e vedere se con le loro forze riescono a gestire tutto senza mai uscire dai ranghi. se riescono per 2 -3 anni di fila allora ne possiamo parlare e iniziare le pratiche (con pagamento anticipato) e le visite ispezioni- mensili. ma in genere le piccole non hanno forze e/o competenze x riuscirci.

    la cosa su cui sono d’accordissimo è questa latitanza. diamo la colpa al natale e al periodo di ferie. fare i post alla fine si riesce anche prima e fai presto a caricarli una volta pronti.

    #242334
    Marty2Participant
    Messaggi: 197

    é quello che penso anche io, l’avevo anche detto in altri post del blog: dichiarare il cruelty free o il nichel tested o in generale qualcosa di ovvio è una scelta di marketing per dirottare chi non conosce la legislazione.
    GocciaDelMare posso farti una domanda personale? Siccome sei nel campo e vorrei entrarci anch’io dopo la laurea (affari regolatori, pif ma anche formulazione vera e propria…) posso saper che percorso hai fatto? Mi piacerebbe fare uno stage in questo campo.

    #242335
    NicleriParticipant
    Messaggi: 70

    La certificazione cruelty free NON è una strategia di marketing per dirottare chi non conosce la legislazione. Si possono usare ingredienti testati se i test sono stati fatti per un altro ambito che non sia quello cosmetico cosmetico. E’ la sola certezza per lo standard senza crudeltà.
    Scrivere cruelty free senza alcuna certificazione, QUESTA è una strategia di marketing.
    E finchè non guadagni sulla pelle degli animali mi va anche bene, dopo assolutamente no.
    Chissà perchè non rispondono tra l’altro. Chissà.

    #242337
    Marty2Participant
    Messaggi: 197

    Infatti ho scritto dichiarare il cruelty free e non prendere una certificazione di creulty free (anche se comunque non sono la mia discriminate per la scelta del prodotto) o una qualunque certificazione. La certificazione, voglio sperare, aggiunge qualcosa rispetto a quello garantito per legge. Riguardo agli ingredienti in altro ambito, siamo d’accordo. è anche vero che gli eccipienti farmaceutici per via topica che troviamo nei cosmetici o cosmetici sono gli stessi da molti anni. Dal 2013, quando hanno vietato le sperimentazioni ad uso cosmetico, ad oggi quanti eccipienti farmaceutici nuovi e quindi sperimentati, sono stati impiegati in cosmetica? Non credo così tanti da dover giustificare una certificazione. Spesso si usano componenti che sono in commercio dagli anni 80 e che, certficazione o no, bio o no, cruelty free o no sono stati testati in passato e oggi non lo sono più. Come diceva GocciaDelMare, dovresti studiare la storia di ciascun ingrediente cosmetico e farmaceutico che ritrovi in cosmetica. Non so se mi sono spiegata.
    Poi ognuno può comprare quello che desidera: non c’è una cosa giusta e una sbagliata, questa è solo la mia idea.

    #242338
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    marty, ho vinto un concorso pubblico. sono negli enti nazionali che contrallano le OdC oltre che gli operatori.
    le OdC difficilmente prendono tirocinanti. in genere sono tutti professionisti iscritti all’albo e certificati da accredia. se vuoi fare un lavoro del genere ti consiglierei di verificare il sito di accredia e una volta fatto esame di stato con iscrizione all’albo puoi iniziare a seguire i loro corsi di specializzazione.
    altrimenti puoi provare fare un master in cosmetologia (mi pare a padova ce ne sia uno molto valido) e ti butti sul mercato come consulente nelle formulazioni e certificazioni per le piccole ditte o i privati.
    altra strada, sempre dopo esame di stato o non li puoi firmare, è affiancarti e andare nelle ditte che producono i cosmetici localmente. e provare a vedere se ti fanno fare un tirocinio.

    consiglio mio… io ho imparato moltissimo sull’ingredientistica quando mi ci sono scontrata davvero. mi spiego. ho numerose allergie (con tanto di analisi e patch test) e intolleranze. ho iniziato a capirci mooolto mooolto di più quando ho iniziato a farmi i cosmetici in casa (e ho capito a quali componenti ero allergica/intollerante in modo puntuale). alla fine sono finita a prendermi le formule di santa ildegarda, sia per detergenti che per cosmetici (in pratica sono tornata ad usare farine, miele, yogurt, erbe, tinture madri, estratti glicerici, estratti glicolici, resine, oli essenziali etc..).
    ma averli testati uno per uno, maneggiati, cercando di capire come fare senza emulsionanti, senza conservanti o addensanti, senza estratti di lieviti, senza solfiti e solfati e tanto altro… beh è stato davvero formante.
    non so se hai avuto modo di avere modo di fare esperienze del genere all’università o in tesi, ma serve davvero tanto.

    per nicleri: ogni certificazione è marketing. la fai perchè speri di avere un ritorno economico. ogni certificazione qualifica in modo diverso il tuo prodotto agli occhi del probabile cliente. crei un’aspettativa alta e questa aspettativa ti spinge psicologicamente a pensare che sia migliore di un altro. è sempre e solo strategia psicologica di marketing. lo scopo delle aziende è vendere, non fare beneficenza.

    #242341
    Marty2Participant
    Messaggi: 197

    Purtroppo ho scelto di non fare la tesi sperimentale per motivi miei (l’avrei fatta in tecniche farmaceutiche) quindi quello che so deriva da quello che ho studiato, dalle informazioni che raccolgo io perchè mi interessa e da quel po’ di cose che ho imparato nei laboratori di tecniche in Uni.
    Il master l’avevo preso in considerazione ma a Ferrara. Avrei comunque voluto cercare in azienda ma non mi sembra così semplice. Credo che comunque devo prima fare un po’ di formazione per essere considerata (inglese compreso). Il problema è che non so da dove cominciare. Per i corsi accredia, sono aperti a tutti gli iscritti ad un albo o solo a chi ha una determinata posizione lavorativa?

    #242344
    GocciaDelMareParticipant
    Messaggi: 141

    chiedono iscrizione all’albo e una certa formazione. poi dipende quale corso vuoi fare. ne fanno diversi e a vari livelli, tutti qualificanti. unica cosa: costano, molto.
    per le aziende, la cosa migliore è provare a fare il tirocinio con master e via dicendo. forse anche a livello regionale trovi qualcosa, ma non ne ho certezza.

    per molte cose sa più chi si informa per piacere personale, per cultura, perchè si sporca le mani, perchè ci ha battuto la testa, piuttosto di chi sta dietro ad un tavolo. una base, secondo me, ci vuole. ma il resto è solo esperienza.
    ti lascio la mia mail, nel caso decida di non frequentare più il forum, che mi pare sempre più autogestito: stilla-maris@libero.it
    in bocca al lupo per tutto

    #242357
    sassolinaParticipant
    Messaggi: 165

    Io vorrei una risposta da Clio o dalle sue collaboratrici … ragazze grazie di aver alimentato il mio post però ♡

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