2059. L’Institute for Women’s Policy Research ha individuato questo come l’anno in cui le donne riusciranno a raggiungere uno stipendio medio uguale a quello degli uomini.

Mancano, insomma, ancora 42 anni prima che si sia sanato quello che è noto come “gender gap”, ovvero il divario salariale in base al sesso. Ma si tratta solo di una media. In realtà sembra che le donne ispaniche in America dovranno attendere il 2248 e le donne afroamericane il 2124 – giusto per fare qualche esempio.

Forbes Brazil, per sensibilizzare su questo tema ha pensato di raccontare la storia di tre donne milionarie, alter ego di tre degli uomini più ricchi del mondo: Marcia Zuckerberg (versione femminile del fondatore di Facebook), Carla Slim (da Carlos Slim, il magnate messicano multimiliardario) e Billie Gates (la donna, che in un mondo parallelo, possiede Microsoft). Il risultato? Un interessante studio su quanto guadagnerebbero (in meno). Vogliamo riportarvi la storia e fare un po’ il punto della situazione!

Curiose? Allora non vi resta che leggere il post!

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IL GENDER GAP IN ITALIA E NEL MONDO

Nel 2013 l’Italia ha fatto un (piccolo) balzo in avanti, per via del parlamento: le donne elette sono state il 31% contro il 22% della legislatura precedente – come ricorda un articolo della 27esima ora, su Corriere.it.

Ciononostante l’Italia allora era al 71° posto nella classifica sulla parità salariale mondiale. Islanda, Finlandia e Norvegia ai vertici della classifica, l’Italia dopo la Macedonia, la Tanzania e il Messico.

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nel 2016 l’italia è peggiorata molto. subito dopo di noi c’è il Rwanda.

Nel frattempo siamo forse migliorati? No. Nel 2016 arretravamo di ben 9 posizioni rispetto all’anno precedente. Per la sola parità di salario siamo ormai 127esimi (fonte: Sole24Ore), tra gli ultimi dei 144 paesi considerati – subito dopo di noi c’è il Rwanda, che sembra muoversi con velocità.

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I dati del 2015 secondo Job Pricing

Addirittura si stima che il 2059 possa essere un traguardo assolutamente troppo ottimistico per l’Italia, la quale avrebbe da aggiungere quasi 140 anni, secondo un articolo sempre del Corriere.it.

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Senza una forzatura del genere, il Gender Gap richiederebbe altri 70 anni per essere colmato

Nel frattempo, in Islanda, medaglia d’oro mondiale per parità salariale, l’ultimo 8 marzo è stato occasione di annuncio di una nuova legge che intende rendere pari a 0 il divario tra uomo e donna sul posto di lavoro entro il 2020: “Senza una forzatura del genere, il Gender Gap richiederebbe altri 70 anni per essere colmato”, ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale del Lavoro.

LA LOTTA DELLE DONNE CONTRO IL GENDER GAP

Come hanno potuto raggiungere un traguardo del genere? Ovviamente quello dell’Islanda si tratta di un terreno culturalmente fertile, ma non per questo le donne non si sono battute. Nel 2016, infatti, le donne islandesi decisero di lavorare il 14% di tempo in meno, per colmare il 14% di Gender Pay Gap.

nel 1957 il 90% delle donne islandesi scioperò per ottenere il salario pari a quello maschile

Ma si trattava solo del più recente degli episodi. A prova del fatto che l’unione fa la forza, nel 1957 il 90% delle donne scioperò per ottenere il salario pari a quello maschile per un lavoro analogo: niente lavoro, niente cucina, niente cura dei bambini – perché il terreno di battaglia non è solo l’ufficio, ma anche dentro le pareti domestiche.

ClioMakeUp-gender-gap-donne-guadagnano-meno-uomini-forbes-piu-ricchi-mondo-4Le donne islandesi in piazza

Lo si vede bene nel bellissimo film “We Want Sex (Equality)” di cui vi abbiamo già parlato qui sul blog: quando nel 1968 le operaie inglesi protestarono per il gap salariale a parità di mansioni – gap “giustificato” dal fatto che gli uomini erano definiti “operai specializzati” a differenza delle donne, pur svolgendo lo stesso lavoro – non hanno dovuto scontrarsi solo contro la politica, ma soprattutto contro la mentalità radicata nella società, in tutte le classi sociali.

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“Finì tutto grazie a Barbara Castle”, ma l’uguaglianza non è ancora (per nulla) universale.

«Finì tutto grazie a lei – ha detto Gwenn, una delle donne che ha guidato la protesta, intervistata dal Sole24Ore, riferendosi a Barbara Castle, Ministro del Lavoro britannico – battè il pugno sul tavolo, convinse la Ford e ci fece avere subito una paga quasi uguale a quella dei maschi.

Due anni dopo, nel 1970, il ministro Castle varò l’equality pay act, la legge che sancisce il diritto all’uguaglianza salariale». Eppure quell’uguaglianza non è ancora (per nulla) universale.

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L’ESPERIMENTO DI FORBES BRASILE: QUANTO GUADAGNERERRO (IN MENO) I MILIARDARI, SE FOSSERO DONNE?

È di Forbes Brazil l’esperimento: grazie a Photoshop Mark Zuckerberg diventa Marcia, Bill Gates, Billie e Carlos Slim è Carla.

L’uomo più ricco del mondo, se fosse donna, guadagnerebbe il 21% meno, secondo le stime della rivista, slittando rapidamente al quarto posto.

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E che dire di Marcia Zuckerber e Carla Slim? Ma soprattutto, quali sono le donne della lista di Forbes? E quante di loro non sono ereditiere, ma imprenditrici che “si sono fatte da sole”? Vi avvisiamo: la risposta è sconcertante!