SIAMO NELL’EPOCA DEL JOB HUGGING

  1. Rinunciare a “fare carriera”. Mettere da parte l’idea utopistica della scalata al successo in favore di una maggiore stabilità e di una certa insoddisfazione latente che, però, viene comunque vissuta meglio rispetto all’idea di rischiare.
  2. Potremmo riassumere così il concetto di Job Hugging, secondo le recenti statistiche sul mondo del lavoro molto radicato.
  3. Le nuove assunzioni, specialmente in Italia, sono sempre di meno. Questo perché la maggior parte dei dipendenti resta aggrappato con le unghie e con i denti al proprio posto di lavoro.
  4. Si tratta di una tendenza sempre più diffusa, che penalizza in particolar modo le nuove generazioni.
  5. Ciò che conta è rimanere a galla, semplicemente sopravvivere. C’è una maggiore consapevolezza: noi non siamo il nostro lavoro, quindi tanto vale non fare troppi salti nel vuoto.

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Credits: Foto di Adobe Stock | amnaj

Secondo recenti studi a cura del Global Talent Barometer di Manpower Group, quasi il 67% dei professionisti italiani è deciso a restare con lo stesso datore di lavoro. La ricerca spasmodica del lavoro perfetto è solo un ricordo: oggi si fa Job Hugging, ossia ci si aggrappa al proprio posto di lavoro fino a quando ci consente di vivere (o sopravvivere).

COSA SIGNIFICA JOB HUGGING

Job Hugging significa letteralmente “abbracciare il posto di lavoro”. Questo termine, coniato di recente, fa riferimento alla tendenza sempre più diffusa di tenersi stretta la propria occupazione.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Valerii Apetroaiei


UN COMPORTAMENTO PRUDENTE DETTATO DALLA PAURA DELL’INCERTEZZA

Sempre più lavoratori, infatti, preferiscono la sicurezza di un lavoro già rodato e di una posizione già consolidata a eventuali nuove opportunità. Potremmo definirla semplicemente prudenza, ma è ormai un comportamento così radicato da aver determinato un nuovo modello lavorativo e di vita.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Anon

I lavoratori restano fermi, immobili. Le dimissioni volontarie non sono minimamente contemplate, neppure se le condizioni lavorative si rivelano essere poco soddisfacenti. Il desiderio di cambiamento viene tenuto a bada, perché in sostanza si ha paura del futuro e si preferisce quindi non lasciare ciò che già si conosce.

QUALI SONO LE CAUSE?

Sono tante le cause che determinato questo tipo di comportamento sul posto di lavoro. Prima di tutto l’incertezza economica, sempre più dilagante di questi tempi in ogni parte del mondo (Italia inclusa).

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Credits: Foto di Adobe Stock | (JLco) Julia Amaral

I lavoratori, anche se ancora giovani, non hanno voglia di osare né sentono lo stimolo di modificare le proprie abitudini, anche lavorative, in favore di qualcosa di migliore.

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Credits: Foto di Adobe Stock | fizkes

Sarà perché, forse, l’idea di una prospettiva migliore a cui ambire sembra sempre più lontana e irreale? Insomma, il clima di insicurezza che ci circonda non è di certo motivante, ma disincentiva anzi lo spirito di iniziativa e l’intraprendenza che, in altre epoche storiche – pensiamo agli anni ’80 – hanno davvero fatto la differenza (e la fortuna) di molti.

JOB HUGGING: QUANDO LA STABILITÀ CONTA DELLA PIÙ DELLA SODDISFAZIONE PERSONALE

Chi decide di “abbracciare” il proprio lavoro, mette al primo posto la stabilità e, anche se alle volte inconsciamente, cerca di fare di tutto per rendersi indispensabile e dimostrare il proprio valore, pensando così di scongiurare sgradite sorprese come il licenziamento.

Una lealtà quasi forzata ai datori di lavoro, nonostante le soddisfazioni tardino ad arrivare e le prospettive di crescita siano praticamente inesistenti.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Nina/peopleimages.com

Aumentare la produttività e dimostrarsi leali a tutti i costi rischiano, però, di diventare armi a doppio taglio. Pur di non affrontare cambiamenti e nuove sfide, si finisce per accontentarsi di qualcosa che non ci rispecchia e non ci fa sentire realizzati.

QUALI SONO I RISCHI E COME EVITARLI

Lavorare tanto, alle volte perfino troppo, per dimostrare di essere un elemento valido. Fa tutto parte del Job Hugging, ma come fare per evitare il tanto temuto burnout? In realtà, a quanto pare si tratta di un rischio marginale, specialmente per i più giovani.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Nina Lawrenson/peopleimages.com

Sempre stando a recenti statistiche, i lavoratori oggi tendono a mantenere un certo distacco emotivo. In parole semplici, è ormai chiaro che non siamo il nostro lavoro e che l’identità di ognuno di noi è ben diversa dalla mansione che si svolge ogni giorno in ufficio.

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Credits: Foto di Adobe Stock | maxbelchenko

L’IMPORTANZA DI TROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA LAVORO E VITA PRIVATA

Stabilire dei confini netti tra dimensione lavorativa e vita personale permette di non sovraccaricare il mental load ossia di non investire troppe energie mentali in questioni che, soprattutto se si lavora per altri, in fondo ci riguardano solo in parte. La svolta, quindi, è capire che si lavora per vivere, non si vive per lavorare.

Se siete interessate ad altri approfondimenti a tema lifestyle, non perdetevi questi post:

1) GASLIGHTING SUL LAVORO

2) COME AFFRONTARE LA PAURA DI TORNARE AL LAVORO

3) LA SINDROME ALWAYS-ON

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Via Tenor

Ragazze, anche per oggi abbiamo terminato. Questo era il nostro focus a tema Job Hugging, tendenza ad aggrapparsi al proprio posto di lavoro che – a quanto pare – è sempre più radicata. Come sempre la parola passa a voi: cosa ne pensate? Vi riconoscete in questi comportamenti? Ditecelo nei commenti, un bacione dal TeamClio.