GENOVA È IL POLO DI RIFERIMENTO MONDIALE DI QUESTA PATOLOGIA

TC: Siete un’eccellenza per la microchirurgia dei linfatici. Può informarci circa la storia della vostra specialità?

DC: Dal 1973 il nostro Centro ha progressivamente costruito la sua storia, sviluppando l’esperienza necessaria e la professionalità offerta per ottimizzare i percorsi di cura del paziente affetto da linfedema.

“La microchirurgia offre oggi soluzioni mini-invasive”

In questi anni si sono evolute le conoscenze di chirurgia generale, vascolare, plastica e ricostruttiva: la microchirurgia del sistema linfatico offre oggi soluzioni mini-invasive che possono portare il paziente alla guarigione completa, soprattutto negli stadi più iniziali della patologia. La tecnica microchirurgica utilizzata con maggiore successo è quella della cosiddetta anastomosi linfatico-venosa multipla: al microscopio operatorio più vasi linfatici, superficiali o profondi, vengono collegati, quindi “anastomizzati”, con una struttura venosa, permettendo il ripristino della normale funzionalità di drenaggio linfatico di braccia o gambe.

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Credits: @chirurgiadeilinfatici.com

TC: Sappiamo che esistono linfedemi primari e secondari, quali sono le caratteristiche?

DC: Ogni forma di linfedema è caratterizzata da un anomalo accumulo di linfa nel tessuto sottocutaneo, sia in quelli primari che in quelli secondari. La patologia diviene progressivamente cronica e causa il deposito di tessuto fibrotico, infiammatorio e adiposo nell’arto affetto.

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Credits: @reedervein.com

Questa evoluzione comporta gravi complicanze tra cui marcata disabilità ed infezioni ricorrenti. Quest’ultime vengono definite linfangiti e possono distinguersi in acute, subacute e croniche: causate da un’infezione batterica, sono spesso associate a febbre, arrossamento generalizzato dell’arto e forte dolore.

TC: Ritiene che la paziente operata per tumore al seno riceva attualmente cure coerenti con una complicanza come il linfedema secondario al braccio nelle strutture ospedaliere in cui viene curata la patologia primaria (in questo caso, il tumore al seno)?

DC: Nonostante l’evoluzione sempre meno invasiva del trattamento integrato del carcinoma mammario, ancora oggi il linfedema secondario rappresenta una potenziale complicanza, anche dopo l’impiego della tecnica del linfonodo sentinella.

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Credits: @nejm.org

È fondamentale un’adeguata informazione rivolta alle pazienti affette da patologia mammaria neoplastica: eseguendo esami pre-operatori specifici come la linfoscintigrafia degli arti superiori, può essere valutato con estrema precisione il rischio di sviluppare un linfedema secondario. In quest’ultimo caso l’applicazione della microchirurgia linfatico-venosa durante l’intervento per il tumore mammario permette la prevenzione dell’insorgenza di un linfedema secondario al braccio.

Ragazze, siamo quasi alla fine! A pagina 3 il Dottor Campisi ci parlerà delle terapie chirurgiche e non chirurgiche, e dell’incontro organizzato oggi 6 marzo presso il Ministero della Salute.