Ciao ragazze!

Nel post che ho pubblicato di recente sulle collezioni autunnali vi sarete di certo accorte della grande qualità delle immagini che vengono utilizzate per promuovere i prodotti da parte delle case cosmetiche; un ruolo di grande importanza è sicuramente quello delle testimonial che vengono scelte per rappresentare un brand.

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Di certo non si tratta di una grande novità, visto che l’idea di testimonial si sviluppa già verso la fine dell’800, quando un dottore, il signor R.V Pierce, inserisce in un libretto promozionale sulle sue medicine diverse testimonianze di gente comune, che elogiava i prodotti esaltandone le virtù cliniche. Al giorno d’oggi, dove ciò che conta realmente è l’immagine, tali resoconti scritti sono stati sostituiti da fotografie e filmati, in cui una celebrità o una persona comune “garantiscono” in merito all’oggetto reclamizzato, che sia un capo d’abbigliamento, un dentifricio, una merendina o un ombretto.

Una pagina di "The people's common sense medical adviser" di Pierce, 1875
Una pagina di “The people’s common sense medical adviser” di Pierce, 1875

Nel campo del make-up il testimonial è ancora più fondamentale, perché solo quando è applicato direttamente su un viso si possono capire le reali qualità di un prodotto. L’estetica e la bellezza sono particolarmente importanti anche da un punto di vista più ideologico: i nostri acquisti cosmetici hanno spesso alla base un certo grado di vanità, un desiderio di esaltare i nostri tratti migliori e di potenziare il nostro aspetto. In poche parole: vogliamo vederci e sentirci più belle. Di conseguenza ad attrarci maggiormente sarà proprio la bellezza, che possiamo ritrovare nel volto perfetto di una modella o di un’attrice, come in quello curato e ben truccato di una donna normale in cui identificarci.

Le case cosmetiche mettono in pratica strategie differenti; vediamone qualcuna:

Mac: Inizio subito con il mio approccio preferito, che consiste nell’ utilizzare quasi sempre modelle poco conosciute, che sapientemente truccate, vestite e posizionate riescono a interpretare alla perfezione il mood della collezione. In un certo senso scegliere volti nuovi dà loro una grande libertà, perché possono trasformarli come preferiscono, adattandoli veramente alle loro esigenze creative. La stessa cosa sarebbe più difficile da ottenere se a presentare un prodotto fosse una modella o attrice già famosa e iconica, dal look più definito e meno “malleabile”.

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MAC-Tres-Cheek-Collection-Spring-Summer-2012MainSPLASH2In alcuni casi, invece, la Mac dedica una linea a una celebrità e in tal caso questa viene ovviamente scelta per rappresentare la collezione:

La cantante Beth Ditto
La cantante Beth Ditto
Rihanna, a cui è stato dedicato il rossetto Riri Woo
Rihanna, a cui è stato dedicato il rossetto Riri Woo

Illamasqua: Illamasqua è risaputamente un brand fuori dagli schemi, che non ha paura di osare. Sceglie spesso modelle dai volti interessanti, che vengono poi trasformati da make-up stravaganti:

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 L’autunno scorso Illamasqua ha presentato la collezione “Generation Q”, un inno alla diversità il cui messaggio era che “la bellezza non è giovane, vecchia, nera, bianca, maschile o femminile, ma chiunque e qualsiasi cosa”. Come testimonial sono state scelte persone normali, di ogni età, genere e colore:

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Pupa: Ben diverso è l’approccio di Pupa, che sceglie una modella bella, ma non troppo particolare, e la usa per tutte le campagne.

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D&G: come Pupa, anche D&G resta molto legato alle sue testimonial Scarlett Johansson e Monica Bellucci:

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 –Burberry: Un caso interessante, dove lo styling sempre uguale delle modelle crea un’armoniosa continuità, a prescindere dai loro colori e lineamenti. Proprio a Burberry si deve la “scoperta” di Cara Delevingne, diventata famosa grazie alle campagne pubblicitarie:

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L’Oreal Paris: Modelle, attrici e cantanti conosciute vengono scelte per impersonificare i diversi tipi di bellezza. Il famoso slogan “perché io valgo” è stato pronunciato da ambasciatrici come Andie Macdowell, Jane Fonda, Aishwarya Ray, Freida Pinto, Eva Longoria, Bianca Balti e ultimamente Barbara Palvin. Comune denominatore? Una bellezza pura, sana e fresca:

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L’unico problema che ho con l’idea delle testimonial è che non crederò mai e poi mai alla possibilità che le attrici e modelle più pagate al mondo usino davvero le cremine e gli shampoo da supermercato come noi povere mortali! La cosa mi fa sorridere, quasi come quando per pubblicizzare un mascara “effetto ciglia finte”, vengono effettivamente utilizzate ciglia finte sulle testimonial! 🙂

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Per finire una menzione speciale: Talia Castellano, la ragazzina morta di cancro di cui avevo parlato in questo post, che è stata scelta come testimonial onoraria dal marchio americano Covergirl:

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E ora ragazze le domandone finali: quanto vi fate influenzare dalle testimonial e dalle campagne pubblicitarie? Comprate un prodotto perché vi piace chi lo sponsorizza, o lo acquistereste anche se a presentarlo fosse una persona qualunque? Qual è il vostro approccio preferito, la novità o la continuità?